Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari , un uomo tanto affascinante quanto difficile: intelligente e fiero, ambizioso e tenace, onesto, responsabile. Uscito non indenne da una famiglia dysfunctional , lo seguiamo attraverso un’adolescenza di stenti fino a quando approda, non ancora trentenne, a una piena maturità orgogliosa ed impegnata, pronto a lasciare la sua amata Preli per partire con la moglie Carmen verso l’Australia. L’autobiografia è ricca di vignette: la madre, il padre, i vicini di casa, i bottegai di Preli, i burocrati, i padroni di Genova, gli operai in Svizzera e tanti altri personaggi popolano il periodo storico del fascismo, della guerra e del dopoguerra fino agli anni Cinquanta. In questo contesto — scuola prima e umile lavoro iniziato a 12 anni, officina e naja, poi disoccupazione e infine emigrazione — non sorprende che il denaro sia spesso protagonista della narrativa. Ma lo è perché manca, mai fine a sé stesso. È eccezionale invece il costante desiderio di riscatto voluto grazie all’impegno culturale, oltre che al lavoro: lettura, cinema e opera fin da ragazzino, poi da giovane un primo tentativo di scrittura e un esordio di pittura. Anche in questo otterrà piena soddisfazione in Australia.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1