Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 12 L’isola di Corfù A Diano Marina Giovanni è sempre più invaghito della sua donna e si comporta da irresponsabile nei confronti del dovere sia civile sia militare. Sperando che — lontano dagli occhi lontano dal cuore — la passione si spenga, il fratello Pietro, d’intesa con il maresciallo della caserma locale, ottiene che Giovanni venga trasferito alla caserma di Genova Doria. Ordito dai due marescialli, il trasferimento viene interpretato dall’interessato come un’arbitraria intrusione nella sua vita privata da parte non solo del fratello Pietro e della cognata Nina ma soprattutto della moglie Linda. Con il risultato che il trasferimento si rivela un fiasco madornale e l’atteggiamento di mio padre verso di noi a Preli peggiora. A casa viene solo per litigare o razziare le ultime cose asportabili rimaste. Ogni tanto ci lascia qualche lira per tirare avanti e per il lavaggio della sua biancheria personale, ma poi si lamenta del servizio scadente ottenuto dalla moglie. Mamma Linda la immerge in una tinozza separata e ripete ad alta voce: «Sarà certamente appestato.» Dopo una notte di ammollo, la rimescola con un bastone senza strofinarla o toccarla con le mani e accompagna l’operazione con una lunga serie di maledizioni nei confronti del marito e della sua bagascia. Poi schifiltosamente la sciaqua e la stende. Mancano alcuni giorni all’Epifania quando una sera mamma Linda è fuori a prendere della legna e scorge il marito che arriva, rallenta il passo, nasconde un pacco tra il fogliame convinto di essere solo ed entra in casa fischiettando. Linda raccoglie il pacco, lo segue in casa, gli chiede spiegazioni e ne scaturisce un putiferio senza precedenti. Strappata la carta dell’involucro, ne saltano fuori una bambola e altri regalucci da portare a Diano. Inviperita come non mai, ma anche calma come non mai, Linda dice: «Se mi tocchi ti ammazzo!» con tanta fermezza che Giovanni prende paura e sfoga l’odio impotente che lo divora contro la porta di casa, la colpisce a calci e pugni e la scardina. E io mi sento fiero di lei. Magari avesse reagito così quando le sperperava i soldi, l’appestava nel letto e impegnava i suoi gioielli. Mio fratello terrorizzato piange e corre avanti e indietro finché mamma Linda lo afferra e me lo porge con l’ordine di dargli da bere
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