Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 saputo che quella fa la bigliettaia sui tram. Infervorata e determinata com’è nella sua natura, Linda convince me e mio fratello Giacomo a partire con lei di mattina presto: «Questa volta non mi sfuggirà, voglio proprio massacrarla di botte!» E di nascosto mette nella borsa il mattarello fasciato nella carta di giornale. Nell’ufficio del deposito dei tram di Staglieno risulta che la bigliettaia in questione è di servizio sul tram numero 17 e che smonta alle undici di fronte alla stazione ferroviaria di Brignole. Arrivati in stazione con tre ore di anticipo, teniamo d’occhio i tram 17. Io sono preoccupato perché non ricordo bene la rivale e chissà se la riconoscerò con la divisa, ma la mamma mi assicura di saperla riconoscere tra mille colleghe in divisa. Arrivano le undici, poi arriva mezzogiorno, arrivano i tram 17, ma della donna neppure l’ombra. Io penso che siamo troppo emozionati per riconoscerla, ma Linda mi ordina di tacere. A un certo punto però Giacomo ed io prendiamo atto che dall’uscita di casa la mattina presto non abbiamo più mangiato né bevuto niente. Non ci rimane che tornare a casa a bocca asciutta, di cibo oltre che di botte. Mi dispiace per la mamma, ma io avevo visto il randello nella borsa e mi sento sollevato. La mia apprensione era dovuta non solo alla mamma troppo battagliera, ma anche al ricordo della rivale troppo arrendevole la volta scorsa, e già vedevo la tramviera stesa a terra priva di sensi e mia madre in galera. Con i parenti i rapporti sono freddi, e mio fratello ed io non possiamo chiedere aiuto a nessuno. Mio padre, con la moglie in prigione e l’amante ferita o morta che fosse, sarebbe tornato più prepotente che mai per incolparci di non aver saputo fermare la mano assassina. Senza soldi non potremo badare a noi stessi e agli animali domestici. Impossibile fare la spesa in bottega dalla Candida, trovare un creditore. Chissà dove finirà il sussidio del babbo, carabiniere richiamato, che noi figli non potremo riscuotere per pagare le bollette della luce, del gas ecc. Come nei romanzi dell’Ottocento finiremo in un orfanotrofio fino alla maggiore età. Contento che il randello non sia servito, concludo che è stato meglio così. Ma sto zitto per non venire accusato di tradimento e continuo a pensare — per via di tutto l’amore che nutro per mia madre — che qualche randellata la tranviera l’avrebbe meritata.
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