Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 13 Nessun rinsavimento Quando per l’intervento del fratello Pietro mio padre viene trasferito dalla Caserma di Diano Marina a quella di Genova Doria, lungi dal dimenticare la sua giovane donna, trasferisce anche lei in città nel quartiere di Molassana per averla vicino. Qui il caso vuole che la mia madrina Silvia, amica d’infanzia di mia madre, abbia sentito raccontare di una ragazza madre, fidanzata con un carabiniere, arrivata da Diano con la figlioletta. Appena Silvia glielo riferisce, Linda decide di andare a svergognarla davanti a tutti e le due amiche discutono a lungo sull’utilità, sostenuta da mia madre, di portarsi dietro il mattarello della polenta per darle «una lezione come si deve». Silvia sosteneva invece che sarebbe servito solo a farla passare dalla parte del torto e alla fine Linda accetta di andare disarmata, ma più per non sprecare altro tempo che per convinzione. Fatto sta che la mamma, ed io con lei, partiamo alla volta della Doria. «Come succede nei romanzi d’appendice,» — le parole sono della mamma — il caso di nuovo vuole che Silvia avesse confuso Molassana con Doria. Ma siccome il mondo è più piccolo di quello che crediamo, appena scesi dal tram a Doria Linda chiede a una donna se avesse sentito parlare della donna del carabiniere ecc. ecc. e l’altra risponde: «Veramente sì, di una giovane madre, fidanzata con un carabiniere, arrivata per contrarre al più presto il matrimonio. Ma abita a Molassana non a Doria.» Riprendiamo il tram per Molassana e lì vediamo avanzare lungo via Geirato la rivale con in braccio la piccola. Mia madre parte all’attacco, le strappa la bimbetta e me la passa, e le due donne si azzuffano. Mia madre ha la meglio, picchia l’altra di santa ragione, la prende per i capelli, la tempesta di schiaffi e le scarica verbalmente addosso tutto il veleno che aveva in corpo. Ma è questione di pochi minuti, perché appena la malcapitata riesce a svincolarsi si precipita da me, recupera la figlioletta e scappa via. E io mi rendo conto solo allora che la piccola era la mia sorellina e che avevo dimenticato di guardarla meglio. Passati un paio di mesi dalla rissa a Molassana, a mia madre si ripresenta un’altra occasione per affrontare la rivale. Non so come abbia

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