Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 delle ronde fasciste o tedesche. Le miscele fatte in farmacia però, nonostante siano fedeli alla formula dell’etichetta, hanno scarso successo per via del gusto e del colore differente da quello originale, e così vengono abbandonate per mancanza di mercato. Una mattina, attraverso la porta aperta del laboratorio di cui si serve la farmacia vedo una ragazza che lavora silenziosa, molto graziosa, con la pelle bianchissima e delicata e gli occhi neri tenuti bassi. Alza lo sguardo e sorride, ed io provo la gioia più grande della mia vita. Dopo qualche giorno il dottore mi ordina di andare in laboratorio e la sorte benigna mi favorisce perché la bella fanciulla, tanto desiderata, adesso si occupa dei clienti. Vedendola così da vicino, mai avrei immaginato tanta grazia. L’occasione è propizia, devo dirle qualcosa, ma le belle parole preparate nei soliloqui le ho dimenticate tutte. Siamo noi due soli, non indossa più l’uniforme ma un vestitino attillato che le sta tanto bene, ha i capelli corvini sciolti sulle spalle e le labbra rosso vermiglio. Che viso, che sorriso! Non c’è tempo da perdere, devo esternarle la mia passione, ma lei ha già capito tutto, mi scruta e vedendomi impacciato chiede: «C’è qualcosa che non va? Hai dimenticato le ordinazioni?» Non ho dimenticato niente, sono venuto per vederla. «Bravo, bravo Romea — dice lei senza scomporsi — e quanti anni hai?» «Quattordici compiuti.» Ma è una bugia perché non ne ho ancora tredici. Comunque sono contento perché la bugia mi è venuta spontanea e per sostenerla aggiungo: «Lo so che ne dimostro di più, ma non vorrei essere preso in qualche retata e deportato in Germania. Se vuole posso mostrarle la mia carta di identità.» Con una ragazza così sarei felice solo di camminarle accanto, prenderle la mano e parlarle, devo insistere prima che arrivi qualcuno e le chiedo se vuole uscire con me. «Senti, senti — risponde ridendo più di prima — fai sempre così quando incontri una ragazza?» No! Non l’ho mai fatto. Questa è la prima volta che mi succede e glielo dico con tutta la sincerità del mio cuore. «Bravo, bravo Romea, — risponde ancora lei — non so cosa risponderti, devo pensarci.» Chissà quanti giovanotti la corteggiano, avrà il ragazzo fisso. Non so neppure il suo nome, non so niente di lei, ma sono innamorato pazzo. Non ho mai baciato una ragazza, non so come si fa, ma se lei lo volesse potrei provarci. Stordito, torno in farmacia con le confezioni del laboratorio e considero: sono impegnato ogni giorno col lavoro in farmacia, e senza una lira in tasca non potrei neppure offrirle una bibita o portarla al cinema la domenica.
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