Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 il lattosio, incartarlo e nasconderlo vicino a dove lei si cambia prima di uscire, così potrà metterlo nella borsa all’ultimo minuto e nessuno si accorgerà di niente. I soldi intascati ce li divideremo a metà. Dalla proposta studiata nei particolari intuisco che ci ha pensato a lungo e rimango stupefatto. Lo so che la sera Eleonora va via prima degli altri, che porta con sé un’ampia borsa e che i titolari l’hanno vista fare così sin dal primo giorno che è venuta in farmacia, ma non avevo mai sospettato che la borsa servisse a portare via della roba. Mia madre mi ha sempre detto: «Non lasciarti mai tentare a rubare per nessuna ragione al mondo!» E mi dispiace che Eleonora abbia introdotto questo nuovo elemento inquietante nel nostro già povero ma pur sempre sano rapporto. In termini pratici però faccio troppo poco per dissuaderla perché lei adesso mi viene vicino, finge di farmi il solletico sotto il mento, mi strizza l’occhio e, mentre ho nel naso l’odore del suo corpo, l’istinto mi invoglia a toccarla e tento di prenderle la mano. In breve, anche se lei fa la ritrosa e ride, siamo diventati più intimi. L’avrà notato il dottore? I soldi non mi fanno gola, ma temo che prenderò il lattosio per il semplice fatto che non so dirle di no. La situazione si fa odiosa e ne soffro. Dopo averci ripensato più volte, le dico di botto: «Per la nostra amicizia, per favore, dimentica tutta la faccenda, non parliamone più ed io ti sarò eternamente grato.» La sua reazione non è delle peggiori: non dice niente, fa il viso lungo, l’atmosfera diventa pesante, ma ne traggo un tantino di sollievo. L’indomani devo andare in Darsena con una carretta noleggiata a prendere il latte condensato per i bambini piccoli, che una volta al mese hanno diritto alla razione distribuita nelle farmacie. Sono contento di andarci perché, nonostante la Darsena sia lontana e la strada ripida, starò lontano da Elena tutto il giorno. Inoltre mi torna buona l’occasione per vedere quella parte del Porto che mi è sconosciuta. Trovare il magazzino non è faticoso come pensavo, la gente va e viene di passo lesto, entra ed esce dai magazzini e mi sento rincuorato. Una calata rimasta intatta ha il potere di alzarmi il morale e penso: «In altri tempi gloriosi partivano da queste calate le intrepide navi della Repubblica Marinara Genovese, temute dai pirati e rispettate da tutte le genti di mare.» E sono fiero di essere nato genovese, allora come oggi, di discendere da un popolo antico con una gloriosa Storia di secoli alle spalle. Caricati i pesanti contenitori del latte condensato risalgo la strada per tornare in farmacia, scaricarli e restituire la
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