Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 carretta al noleggiatore. Il farmacista espone il cartello per avvisare le clienti che il latte è arrivato e l’indomani mattina inizierà la distribuzione alle mamme, che accorerranno con vasi, vasetti e pentolini già prima dell’apertura della farmacia. Io farò la tara, peserò le quantità dovute e continueremo un paio di giorni fino all’esaurimento del prodotto. Durante la distribuzione del lattosio Eleonora non mi si avvicina più di tanto, con mia grande soddisfazione non menziona più il lattosio e quando è costretta a parlarmi per motivi di lavoro lo fa a monosillabi. Ma ecco che l’intera faccenda di Eleonora si conclude un sabato sera quando pronta per uscire saluta i Romea con enfasi inconsueta. Cos’è successo? Non ci siamo più scambiati confidenze e il lunedì seguente saprò che ha lasciato il lavoro in farmacia di sua spontanea volontà senza motivo apparente. Ammetto comunque che sono parecchio ghiotto del latte condensato, con il risultato che da quando lavoro in farmacia — grazie alle abbuffate che me ne sono fatto all’occasione insieme alle sorsate di sciroppo di ferro e di elisir di china — la mia salute è di gran lunga migliorata. Divento più alto e colorito e la gente di Preli se ne complimenta, compresa mia madre con le amiche. Inoltre la voglia matta di avere una ragazza e di fare all’amore adesso mi accompagna sempre e ovunque dovuta in parte ai racconti erotici dell’amico Luigi ma anche senza quelli. Il solo fatto di vedere sul tram o in strada una bella signorina significa perdere la pace per il resto della giornata e anche per tutta la settimana. Ormai sono certo che a quell’età, per il solo fatto di essere nati, la natura impone a tutti, maschi o femmine, di non pensare a nient’altro che a fare all’amore, ma le femmine sono più furbe dei maschi e non si concedono facilmente. Quando la tensione è alta trovo che il retrobottega della farmacia è il luogo più adatto a dare sfogo alla voglia incontenibile che non mi dà tregua e con il pensiero rivolto sempre allo stesso obbiettivo di avere una ragazza faccio alcune prove da solo. Il sole squarcia le nubi e vado in estasi. Adesso mi riconosco uomo. In farmacia svolgo quasi sempre le mie mansioni nel retrobottega e solo a giorni alterni pulisco il pavimento e spolvero gli scaffali anche davanti. Per rimediare alla carenza di socializzazione vado in via Bentifacio una decina di minuti prima che apra la farmacia e se il dottore ritarda è tanto di guadagnato per me. Va bene quando c’è il sole, ma se piove o fa freddo cerco riparo nel portone del palazzo dove conosco il portinaio fin dal
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