Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 seguito delle grida lancinanti dei poveretti, che «pareva arrivassero fino al cielo». Il Perù, comunque, paese ricco e selvaggio, si addice al suo temperamento forte ed esuberante. Concezione preferisce il cavallo al calesse e indossa i pantaloni come gli uomini. È giovane e bella, e non manca di corteggiatori. La sua scelta cade su un elegante commerciante anche lui di origine ligure, proprietario di un avviato emporio di abbigliamento e alimentari, e dal matrimonio nascono due figli maschi, Giovanni Battista e Filippo. «Cinque anni felici, passati in un soffio», diceva Concezione, che la morte del marito aveva lasciato vedova con due bambini piccoli. Lei affronta con coraggio la situazione, ma dopo due anni ritorna a Genova con abbastanza denaro per sistemarsi decorosamente. A quei tempi in Perù le monete d’oro erano usate come valuta di scambio. Prima della guerra ne avevamo ancora alcune in casa, ma un poco alla volta abbiamo dovuto venderle, eccetto le due montate sugli orecchini di mamma Linda. Quando è morta, dopo averla vista così tutta la vita, l’abbiamo seppellita con gli orecchini. In Italia nonna Concezione conosce nonno Umberto, elegante scapolo emiliano, commerciante di bestiame. Le è stato un marito allegro, forte e generoso. Nel 1895 è nata Linda, una bambina settimina, gracile e delicata, bisognosa di cure e protezione. Per non esporla al rischio delle malattie infettive, è stata avvolta — letteralmente — nella bambagia per parecchi mesi. La famigliola vive tranquilla ed agiata in un appartamento di un bel palazzo a Genova. Con la nascita della figlia, Concezione capisce che non sarebbe più tornata in Perù e vende la proprietà a Lima. L’avventura peruviana si concluderà definitivamente quando le moriranno di malattia i due figli avuti laggiù, prima Giovanni Battista nel 1912 e subito dopo la Grande Guerra anche Filippo. Nei mesi che seguono la morte del secondogenito, Concezione viene operata per una prima volta di cancro. Seguiranno altre due operazioni, prima della fine dieci anni dopo, nel 1928. Sono, questi della malattia della madre, anni di grande abnegazione per Linda, che l’assiste amorevolmente. Consapevole della propria precarietà, Concezione esorta la figlia a sposarsi. Linda non intende trascurare la madre neppure per l’uomo più bello del mondo, ma l’insistenza costante della madre la convince, e accetta così l’ultima proposta di matrimonio che le viene fatta.
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