Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Nei giorni di cattivo tempo c’è posto nelle carrozze, dove per via della cattiva alimentazione alcuni passeggeri danno sfogo all’aria. Con i finestrini e le porte chiuse sorgono a volte acide proteste a grandi risate. Questi piccoli fatti distolgono la mente dai problemi più grandi e anche se piove si arriva a Casella più ciarlieri e allegri del solito,. Comunque, seriamente parlando, ogni viaggio può rendere una decina di chili di castagne e con tre o quattro viaggi la settimana il risultato è soddisfacente. A cena le mangiamo bollite, a colazione nel latte, a mezzogiorno nella frittata di verdure. Nel caso di qualche visita improvvisa offriamo caldarroste e una tazza di caffè fatto di grano tostato. Così, tutto sommato, pur non avendo mai un quattrino in tasca di mio, sono felice lo stesso e mi barcameno meglio di quando lavoro nell’officina di Sampieri. Un giorno il nostro gruppo decide di andare con il tram fino in piazza Manin per prendere il treno al capolinea nella speranza di trovare un posto a sedere. Ma appena entriamo in stazione c’è già una gran folla in attesa, il treno non c’è ancora e nessuno sa quando arriverà. Trattandosi di castagnari con il biglietto già pagato in tasca, la discussione è feroce. Si fa avanti un brigatista nero in servizio per ristabilire la quiete, ma nessuno gli dà retta. Finalmente arriva il treno e, dato che è già tardi e tutti vogliono salire, la situazione degenera nel caos. Il brigatista grida più forte e comincia a sparare in aria, ma neppure gli spari hanno effetto e lui ripone il moschetto sulla spalla e si allontana bestemmiando. Sul treno i castagnari che sono già entrati nelle carrozze non vanno avanti e non fanno posto a quelli che devono ancora salire. Allora Mando, uno del nostro gruppo, decide di fare entrare dal finestrino la Colomba, che è cicciottella e pesante. Mentre la spinge da sotto e qualcuno la tira da sopra, il vestito le va tutto da una parte esponendo intere le sue grandi chiappe nude e bianche. La folla prima zittisce poi fa ooohhh! ooohhh! Mando spinge con più forza la sua Colomba, che sparisce nella vettura. Il nuovo modo di entrare in carrozza viene copiato dai più estrosi e in men che non si dica le carrozze sono complete e pronte a partire. A Casella la folla si avvia immediatamente verso il bosco, ma la zia Bice dice che con due ore di ritardo ci vuole prima qualcosa da mettere sotto i denti e insiste per darmi dei fichi secchi. Io li ho già mangiati in un’altra occasione e so che dentro c’hanno i vermi. Oggi no, i suoi fichi secchi non li voglio, propro no!

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