Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 20 La stagione delle castagne Nell’autunno 1944 il freddo tarda a farsi sentire, ma nell’officina di Sampieri per me, abituato a lavorare scalzo nella buca, non cambia niente e continuo senza scarpe anche quando aiuto i maestri. Un pomeriggio che con Sampieri appunto delle piastre con la saldatrice elettrica cade un frammento di scoria arroventata che mi si ficca tra l’alluce e il dito mentre vedo salire un fil di fumo e sento l’odore acre della carne bruciata. Mi precipito a mettere il piede nella tinozza dell’acqua fredda e riprendo il lavoro, ma il bruciore è più forte di prima. Smetto di fare l’eroe, abbandono il lavoro e zoppico verso casa, dove mia madre non può fare altro che soffiare sulla scottatura e ungerla con dell’olio d’oliva. Per fortuna Anna, l’amica di mamma Linda che mi ha visto zoppicare nella salita Preli, arriva con la boccetta dell’olio preparato dal marito. Seguendo gli insegnamenti degli avi, ogni volta che viene catturato un ragno, un millepiedi, uno scorpione o un qualsiasi altro insetto, lo si immerge nell’olio d’oliva e si conserva la mistura per curare eventuali scottature. Infatti già dopo la prima applicazione il risultato è portentoso e dopo la seconda posso camminare senza dolore. Nel tempo che mi occorre per guarire, dato che il mercato dei generi alimentari è diventato monopolio della borsa nera e che il mio orto in questa stagione produce poco o niente, mi associo ad altri compaesani che ogni mattina vanno con il trenino sui monti in cerca di castagne. Con me partono i miei amici Fiore e Luigi, Teresa sorella di Luigi, la zia Bice, Valentina figlia di Ciùelo, Tonia moglie di Gaspare, un paio di renitenti alle armi di Salò che hanno sempre bisogno di rimanere coperti, ed altre donne, ragazze e ragazzi di Preli. In questi mesi di lotta per la sopravvivenza le castagne sono determinanti, con il loro contributo vinceremo la guerra contro la fame. Si parte da casa alle prime luci dell’alba. Nei giorni di bel tempo il trenino proveniente dal capolinea di piazza Manin quando arriva a Campi è già zeppo di gente. Siccome la regola privilegia le donne e gli anziani, i giovani più rispettosi si adattano sui respingenti o sui predellini delle porte.

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