Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 In un giorno di sole primaverile, sarà stato il 22 o 23 aprile del 1945, torno a casa dalla città, incrocio tre brigatisti neri diretti verso la parte bassa del paese e mi viene fatto di pensare: «Chissà da chi saranno andati oggi.» Mai avrei pensato che tornassero da casa nostra. Appena metto piede in casa mia madre racconta che quello che li comandava le aveva puntato il mitragliatore: «So che avete delle armi, meglio se ci mostrate subito dove sono altrimenti buttiamo all’aria tutta la casa e ve la passerete assai brutta davvero!» Ma mamma Linda era sicura che non ce n’erano e non capiva perché fossero venuti proprio da noi con tanta certezza di trovarle, quando il marito ha lasciato la famiglia da anni, i figli sono ancora piccoli e lei ha già troppi guai per conto suo senza bisogno di cercarne di nuovi. Lo diceva con tanta convinzione che il fascista ci ha creduto. «Così — continua mamma Linda — ho chiesto se per caso non volevano un po’ di olio d’oliva di nostra produzione. Ho fatto centro! Ho preso dallo scaffale tre bottiglie, le ho avvolte in altrettanti fogli di giornale e gliene ho consegnata una per ciascuno. I tre militi le hanno agguantate senza dire parola e se ne sono andati senza ringraziare.» Mamma Linda non sapeva niente del cassone di legno con armi e munizioni che il mio amico Luigi ed io avevamo sotterrato nel suo baraccone. Non ne avevamo mai fatto menzione con nessuno e non avevamo neppure un piano preciso su cosa farne. Dopo l’8 settembre le avevamo trovate nascoste nei cespugli e sotterrate perché non volevamo che qualcuno ce le rubasse. Se mamma Linda stamattina, in casa da sola con tre militi armati di tutto punto minacciosi e prepotenti, l’avesse saputo sarebbe morta di paura. Questa volta sì che è andata bene. All’alba del 25 aprile mi svegliano delle fucilate sparate vicino a casa e sento da più lontano delle raffiche di mitragliatrice e da più lontano ancora delle esplosioni di bombe a mano. Vado nella camera di mia madre a chiederle se le ha sentite anche lei, ma mi risponde che è da ieri sera che sparano e che solo adesso pare si siano un po’ calmati. I vicini, che hanno la radio in casa, ci dicono che la maggior parte della città è stata liberata e molti tedeschi sono stati fatti prigionieri. Ed io, alquanto dispiaciuto di aver dormito tutta la notte, dedico un pensiero ai tre brigatisti neri venuti in casa nostra qualche giorno prima e partiti con le tre bottiglie e gli auguro che il nostro olio gli sia andato di traverso.

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