Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Ansioso di vedere come stanno le cose fuori esco contro il parere di mia madre e la prima persona che incontro è l’amico Luigi, che mi racconta che di mattina presto è venuto Fiore a casa sua con altri due insorti a chiedergli dove avevamo nascosto le armi e che lui gli ha mostrato dov’era sotterrato il nostro cassone. Meravigliati del buono stato delle armi e delle munizioni le hanno portate sulla piazzetta davanti alla bottega della Candida, dove le hanno distribuite insieme alle altre ai volontari che volevano andare a combattere i tedeschi e i fascisti. Come faceva Fiore a sapere che c’erano delle armi nascoste? Luigi credeva che glielo avessi detto io. Vado subito a vedere cosa succede sulla piazzetta, ma non trovo traccia né di armi né di insorti. Ci sono solo alcuni anziani che mi dicono che all’alba si combatteva ancora in diversi luoghi della città, ma che di tedeschi liberi ce n’erano rimasti pochi. Intanto in piazza San Sebastiano la gente chiacchiera più liberamente: «In Darsena la Decima Mas resiste ancora.» «I tedeschi sul monte Moro dispongono di batterie con cannoni.» «Una divisione corazzata tedesca proveniente dalla Toscana sta per entrare in Liguria.» «Tutte balle! — replicano altri — in città i patrioti li stanno tirando fuori uno alla volta dai tombini delle fogne.» Ed io fiducioso, vedo che almeno l’osteria ha riaperto anche se le botteghe sono ancora chiuse. Sulla via Piacenza i camion militari che erano stati dei tedeschi passano pieni di giovani che cantano e sventolano le bandiere italiane senza lo stemma sabaudo. Prima di mezzogiorno cessano anche gli spari in lontananza. Nella bottega in paese è arrivato il pane e questa è la prova migliore di ripresa della normalità. Vorrei contribuire anch’io, ma non so da dove cominciare. Sento dire che nell’Officina del Gas Gavette si è instaurato il Comando del Fronte di Liberazione Nazionale. Vado a vedere e trovo molta gente che vuole raccontare, testimoniare, dire la sua. E lì nella gran calca vengono portate le donne che hanno fatto l’amore collaborazionista con i tedeschi. Per svergognarle gli vengono tagliati i capelli con dei grossi forbicioni mentre loro stanno zitte, ferme, a testa bassa. Luigi, il matto di Preli, stamattina è andato lui stesso a prelevare in casa sua sorella Ada credendo che fosse stata una di quelle e la spinge sotto tra le prime. E mentre ferve la febbre delle tosature e la folla fa un baccano assordante, vedendo quelle donne umiliate e incapaci o impossibilitate a difendersi non me la sento di applaudire.

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