Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 L’alba del giorno dopo non ci porta nessuna novità di rilievo. Il cielo è terso, il sole tiepido, sui prati crescono i fiori, e sto riflettendo sulla magnificenza della pace quando sento dire che i nostri giovani sono andati armati in Campo Piano per liberarlo definitivamente dai tedeschi e scrivere una pagina di gloria in più. Il cugino Nini, primogenito dello zio Felice, ha da tempo rapporti di simpatia con una coetanea di Campo Piano, e dunque ne conosce i passi e le stradine recondite. Entusiasta per la fiducia conferitagli si impegna a guidare i compagni e parte disarmato. Arrivati alla casa della ragazza la madre li informa che i nemici nei dintorni sono pochi. I giovani decidono comunque di andare avanti, mentre Nini esaurito il suo ruolo di guida si appresta a tornare indietro. Appena imbocca il vialetto dietro casa esce dal pollaio un tedesco in divisa da ufficiale che estrae la pistola e gli spara un colpo in pieno viso. La pallottola colpisce l’occhio, passa sotto la parte bassa del cervello e esce fuori vicino all’orecchio. Nini stramazza al suolo privo di sensi. I compagni sono già lontani e in casa della ragazza nessuno ha sentito niente. Passerà qualche ora prima che dall’ospedale di Galliera arrivi una telefonata alla signorina Elisabetta, vicina di casa della famiglia di Nini ed unica residente di Preli ad avere il telefono, con la preghiera di avvisare con la massima discrezione i famigliari che Nini si trova ricoverato in ospedale. La prognosi è riservata e bisognerà attendere la sera per sapere che il cugino l’ha scampata per miracolo e il cervello non è stato danneggiato. A parte l’occhio perduto nessun altro organo vitale è stato lesionato anche se ci vorranno alcuni giorni prima che il paziente venga dichiarato fuori pericolo e un mese prima che torni a casa. Quello stesso pomeriggio durante l’attacco ai tedeschi in Campo Piano viene ferito di striscio da una pallottola tedesca anche Valerio, figlio di Ernesto, lo spazzino, ma la sua degenza in ospedale sarà breve e la guarigione rapida. Così con l’intervento dei valorosi giovani di Preli i combattimenti in Campo Piano si concluderanno al tramonto con la resa definitiva della guarnigione tedesca e il ritorno alla normalità. Dopo la Liberazione Genova accoglie imbandierata e festante l’arrivo delle truppe alleate. In via XX Settembre un’interminabile colonna di mezzi motorizzati sfila tra due ali di gente che saluta i liberatori. In via Fiume i carri armati, enormi e pesanti, divelgono con i cingoli i lastroni di pietra del selciato e incutono soggezione, ma fanno bella mostra della propria potenza. Per i cittadini è facile avvicinare i militari, bianchi e di
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