Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 colore, e parlare amichevolmente con loro. I camion GMC — tripla trazione, vericello anteriore e posteriore, dieci ruote ciascuno, più quelle di scorta, battistrada robusto e massiccio, cassone piccolo, solido e coperto, stella bianca cerchiata sul cofano — danno l’impressione di poter affrontare senza impantanarsi qualsiasi terreno in qualsiasi condizione fino in capo al mondo. Allora ricordo quando la guerra era appena cominciata e sui muri della città i manifesti inneggiavano: «Tutto e tutti per la vittoria!» e noi ragazzi, dàgli, a cercare tra i rifiuti vecchie scarpe di gomma da vendere a Foglia, lo stracciaio, che ce le pagava trenta centesimi al chilo. Se avessimo dovuto noi gommare un GMC, ci sarebbero volute migliaia di quelle suole. I soldati che sfilano in via XX Settembre sono l’immagine viva dell’ideologia vincente. Quelli di colore hanno il sorriso generoso, la stretta di mano cordiale, sono privi di arroganza marziale, offrono gomma da masticare e suscitano simpatia. Ma con la fine della guerra non finiscono tutte le disgrazie che aveva provocato. Per alcune settimane vicino ai binari del treno merci al di là del torrente Bisagno all’alba si rinvengono cadaveri di persone ammazzate durante la notte. Non si sa da chi, sono state portate lì già morte. Io, che non avevo mai visto un morto, vado a vedere per non dimenticare. Vicino a un cadavere c’è della gente che ne commenta e discute vivacemente l’identità. Qualcuno sostiene che i morti cambiano fisionomia. Una donna, che era venuta a vedere se il cadavere era suo figlio non lo aveva riconosciuto, ma c’è chi sostiene che era proprio lui. Ed io guardo allibito quel viso gonfio, bluastro, massacrato di botte e capisco che so ancora ben poco della morte, di questo mondo e di quanto possono essere atroci l’odio e la vendetta. Lungo la Diga Forranea un dirigibile della marina americana perlustra larghi tratti di mare, localizza le mine e le fa brillare per aprire l’entrata nel Porto. Dalla superficie del mare si alza ogni tanto una colonna d’acqua alta parecchie decine di metri. Quelli che se ne intendono di pesca con gli esplosivi dicono che dove scoppia una mina ci sono molti pesci morti, soprattutto le orate, ma che è pericoloso andare a recuperarli. Finita l’operazione delle mine gli americani procedono a scaricare sulla spiaggia della Foce viveri e materiali vari dai liberty ancorati in rada. Nelle botteghe riappare il pane bianco, talmente bianco che qualcuno dice che per risparmiare è stata mischiata farina di riso a quella di grano. Altri dicono che non è giusto che dall’America si porti la farina già
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