Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 22 Riparte la vita Gli alleati hanno portato la libertà e ingenti quantità di mezzi e di merci utili alla ripresa. L’euforia è elettrizzante, i cittadini carcano di arrangiarsi e con lo Stato è ancora debole le guardie non intervengono. A Ravecca si comprano soldi falsi con un cambio favorevole dall’uno al dieci e nei vicoli adiacenti si allestiscono bische. Una mattina vado in falegnameria per un lavoretto che serve in casa. Chiedo del padrone e vengo guardato di brutto dai lavoratori: «Qui non c’è padrone, il padrone ce l’hanno i cani!» Mortificato chiedo del principale. Per strada si chiede l’epurazione sui manifesti e a voce alta nei comizi. In un quieto pomeriggio di quei giorni memorabili arriva a Preli mio padre con una grossa stella rossa a cinque punte appuntata sul petto. Entusiasta e ciarliero ci racconta i dettagli della sua partecipazione alla battaglia combattuta sul tratto dell’autostrada tra Diano Marina e Cervo contro i tedeschi in ritirata, terminata con una strepitosa vittoria degli insorti. Sorpresi di vederlo con quella stella sul maglione di lana color avorio ci guardiamo in faccia perplessi. In questi giorni il rosso lo portano in molti, lo vediamo nelle bandiere degli insorti, sui camion dei partigiani, alle finestre delle abitazioni, sui balconi. Ma lui? È sempre stato fervente antibolscevico, anticomunista, anti tutto quello che è rosso. Comunque sia, Giovanni è arrivato a mani vuote e noi, che viviamo nelle ristrettezze e ci eravamo persino dimenticati di lui, speriamo non sia venuto per mangiare. Ci informa di un vecchio conto che aveva da regolare. Mentre bazzicava nei paesi rivieraschi in cerca di merce da portare a Genova viene arrestato dai tedeschi insieme ad altri uomini con la scusa che un tedesco era rimasto ucciso in uno scontro a fuoco coi partigiani. Gli arrestati vengono portati via su un furgone, ma Giovanni aveva riconosciuto la strada che conduce al poligono di tiro, dov’era risaputo che avvenivano le fucilazioni. Senza pensarci su un momento era saltato giù dal camion mentre il veicolo rallentava in curva e poi giù dal muro di sostegno della strada, abbastanza alto da rischiare di rompersi le gambe, ma gli era andata bene ed era fuggito a zig zag nella campagna mentre i soldati tedeschi
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1