Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 23 Operaio in Porto Il 10 ottobre del 1945, a quindici anni ancora da compiere, nell’Officina Meccanica Navale Campanella ho il primo incontro con il mondo del lavoro, quello vero. Gli operai sanno il mestiere, vivono delle loro braccia e del loro impegno, sanno ragionare sulle cose personali e su quelle sociali, vicine e lontane, non sono corrotti e non hanno bisogno di diventarlo, sorretti da una morale superiore che usano per vivere la loro vita. Per me l’impatto è forte. Solo molto tempo dopo potrò dichiarare che quello è stato il mio primo giorno all’Università della Classe Operaia. Il capannone del reparto calderai era stato centrato da una bomba, che aveva creato una buca grande come una casa nel suolo sabbioso della Calata e rotto i vetri delle finestre e del lucernaio. Il tetto è stato riparato e la buca riempita con detriti di altri impianti distrutti dalle bombe, ma i vetri non sono stati ancora rimpiazzati. Nel capannone saremo in una quarantina tra calderai, forgeroni, battimazza, fabbri, saldatori elettrici e a ossigeno, magazzinieri, manovali, aiutanti e garzoni. Regnano rumore fumo e polvere. Le precauzioni per salvare l’udito e la salute non sono state ancora pensate. Tutti fanno i duri, quasi si trattasse di evitare una manifestazione di debolezza, solo i saldatori hanno diritto ai guantoni e solo alcuni moderano la polvere buttando secchi d’acqua sul pavimento di terra battuta o usano il cotone nelle orecchie. A mezzogiorno la minestra fumante viene distribuita in grandi gamelle, una per ogni gruppo di operai. Renzo ritira quella dei nuovi arrivati, la poggia dove può e armato di mescolo distribuisce la razione nel pentolino o nella gavetta che abbiamo portato da casa chiamando i ragazzi con il nomignolo di Piffero. Piffero l’uno, Piffero l’altro, Piffero qua, Piffero là, non passeranno molti giorni che lui stesso avrà guadagnato il soprannome di Piffero. Il lavoro della giornata dura otto ore più due di straordinario, il sabato non c’è straordinario, e la domenica dalle sette all’una è tutta straordinario. La mia paga è di tre lire e sessanta centesimi l’ora, una vera miseria se considerata di per sé, ma oltre la paga oraria vengono conteggiati

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