Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 il conguaglio, la contingenza, il caro pane, il cottimo di reparto e lo straordinario maggiorato del venticinque per cento. Tutto sommato, sottratte le trattenute, riesco a racimolare circa trecento lire la settimana. Adesso che lavoro in officina, ottengo inoltre,m il supplemento sulle carte annonarie che mi danno diritto a comprare a prezzo di bottega tre etti di pane extra al giorno. A novembre lavoro in coppia con il maestro Giuliani, detto Ninno e soprannominato Coniglio, perché ha i baffetti e muove il naso come i conigli, ma io lo chiamo Ninno e gli dò del voi. Ninno in officina è tracciatore, calderaio, falegname, maestro d’ascia, specialista in persiane avvolgibili, vetraio e tutto fare. Fuori è canterino di squadra genovese e detiene la cintura nera nel tiro di savata . Come primo lavoro di un certo rilievo Ninno ed io prepariamo per i fabbri che devono costruirle il tracciato delle finestre nuove sul lato sud distrutto dalla bomba. Il lavoro del tracciatore mi affascina. Mentre Ninno traccia e ripete a voce alta i dettagli di quello che sta marcando, io lo seguo con impegno, ma ne capisco poco. Per dimostrargli che invece capisco tutto, ripeto le sue parole a pappagallo e mi guadagno la sua stima. Poco lontano da noi c’è Gino, un altro dei quattro apprendisti assunti con me. Seduto sullo sgabello quando non gira la ventola della forgia ci guarda e sorride perché abita a Marassi nello stesso stabile di Ninno, di cui sa vita, morte e miracoli. Ninno ha due sorelle nubili, la più giovane bella e buona, l’altra un po’ meno. Tutte e due, insieme alla madre, criticano Ninno perché è innamorato di Vittorina, una ragazza che lui chiama fidanzata, ma che di fatto di fidanzati ne ha due non sapendo chi preferire. Con l’inverno che avanza in officina fa molto freddo. Per renderla più vivibile cominciamo con le finestre verso nord, ma in tutta Genova è impossibile trovare i vetri da comprare. Ninno però sa che da un vetraio in vico dei Giustignani ci sono ammucchiati i vetri rotti dalle bombe. Dopo il lavoro e a titolo di puro volontariato va a tagliarne a strisce i pezzi che occorrono e con più strisce compone una vetrata. Alcuni operai si guardano bene dal lodarne la generosità e anzi lo canzonano, ma tra la cinica indifferenza e a rischio di cadere dal tetto noi due sistemiamo anche il vecchio lucernaio. Solo Pippo, l’anziano fabbro da banco, ogni volta che lo incontriamo e parlando al singolare ringrazia Ninno e lo assicura che a tempo debito il Signore gli renderà merito dell’opera buona compiuta.

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