Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Ormeggiate lungo la Calata Gadda ci sono molte navi ripescate dal fondale marino in attesa di essere restaurate o ammodernate. Gli operai che ci lavorano hanno paga superiore e Carli, il nostro capofficina, vorrebbe mandare a bordo Ninno, e me con lui, ma Ninno si rifiuta perché ha paura delle mine e ha già raccontato più volte di aver visto saltare in aria un rimorchiatore. Allora a bordo mandano Rosi, cui oltre la paga alta marcano anche ore in più di quelle lavorate tanto che alla fine dells settimana la sua busta, confrontata alla nostra, è favolosa. Tento di rendere ragionevole il mio maestro, ma lui mi dice di pensare alla pelle. In sala tracciato andiamo bene. Quando Ninno si assenta eseguo io gli ordini del signor Siri e continuo a fare le ultime seste per lo scafo della motonave. Lui è contento del mio lavoro, ma non delle mie scarpe. Insiste che per non sporcarle ogni volta che entro nella sala tracciato devo metterne un paio vecchie di mio padre e toglierle ogni volta che esco. Il fatto che io non abbia nessun paio di scarpe vecchie di mio padre a Siri non interessa. Una mattina che piove arrivo in sala tracciato con un paio di calosce, ultimo oggetto di mio padre rimasto in casa, e Siri disapprova. È la prima (e ultima) volta che sorge tra noi un malinteso, me le tolgo e le nascondo. Il signor Siri è un uomo piccolo, minuto, sempre con il cappello in testa. Quando estrae dalla tasca il sigaro lo spezzetta in tocchettini lunghi tre o quattro centimetri, li accende uno alla volta lasciando cadere la cenere sul pavimento e continua a spippettare tutto il giorno. Durante la pulizia, mentre struscio la segatura umida sul pavimento, lui continua a camminare avanti e indietro tra la parte pulita e quella ancora sporca ed io aspetto che si stufi di camminare e vada a studiare i disegni al tavolo di lavoro. Quando la motonave Galata è pronta per il varo sullo scalo di Voltri andiamo in molti ad assistere all’evento. Nanà, il membro anziano della commissione interna, socialista moderato e dunque poco popolare di questi tempi euforici caratterizzati da ideologie estreme, fa il discorso più bello e più lungo, ricco di battute allegre, superando di gran lunga gli interventi ufficiali dei dirigenti. Il varo è motivo di orgoglio per noi tutti che in qualche modo abbiamo partecipato alla realizzazione del bellissimo scafo, che scivola liscio nuovo fiammante in mare tra gli applausi della folla. Pochi giorni dopo il varo il signor Siri raduna le sue cose in sala tracciato, mi augura buona fortuna e mi assicura che ci rivedremo ancora perché va a costruire un’altra nave nell’Officina Metalli, due capannoni oltre

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