Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 quando i manovali non ci portano ferro da tracciare o non vengono a prenderne di tracciato, scaturiscono i ragionamenti più interessanti. Orlando viene sempre ascoltato con interesse, ma si rivela singolare quando parla della donna sostenendo che il corpo femminile è più attraente sul tergo che a fronte: «Due belle chiappe e un bel sedere tondo — dice lui — valgono di più.» I gusti sono gusti. Dopo lunghe trattative tra la commissione interna e la direzione è stato deciso di trasformare in mensa aziendale la sala tracciato chiusa dopo la partenza di Siri. Viene costruita la nuova cucina a gas abbandonando l’uso della legna, gli spogliatoi vengono ampliati e muniti di nuovi stipetti con serratura individuale e i lavatoi vengono provvisti di docce e vaschette per lavarsi a fine giornata. Cambia anche l’organizzazione della mensa e i tavoli e le panche vengono assegnati secondo le diverse categorie operaie. Questa però si rivela una faccenda complessa. Uno dei primi a fare obbiezione è il mio maestro Ninno, alias Coniglio, che per nessuna ragione al mondo è disposto a sedere al tavolo dei tracciatori, cioè vicino a Rosi, tubercolotico che quando parla sputa bacilli nel piatto. In assemblea sostiene che sarebbe meglio lasciare sedere ognuno secondo il proprio gusto e fare un tavolo a parte per i malati di petto. La proposta solleva immediatamente una valanga di critiche. Tra i tavoli della mensa quello degli apprendisti ha in testa il nostro leader Piffero, che riporta le dichiarazioni di Rosi: «Vale più la mia tosse di vecchio, che tutta la vostra gioventù messa insieme. I garzoni che ci criticano vadano a sedersi per proprio conto.» Molti sono d’accordo, quando si è in molti una regola va stabilita. Il giorno dell’inaugurazione della mensa la commissione interna è presente al completo. A pranzo con gli operai ci sono anche Campanella, l’ingegnere direttore, i capi dei vari reparti e alcuni impiegati dell’ufficio. Su ogni tavolo ci sono un garofano rosso e una bottiglietta di vino a testa. Nanà, il membro anziano della commissione interna, fa il discorso, loda lo spirito di collaborazione della direzione, che ha accettato di buon grado le idee di rinnovamento senza lesinare sulle spese, e porta l’esempio della cucina, dove i vecchi pentoloni di alluminio raccattati a bordo delle navi in disarmo sono stati sostituiti con quelli nuovi in acciaio inossidabile e le vecchie gavette e gamelle militari con le fondine in ceramica. L’applauso c’è ma viene criticato da più parti perché mira a legittimare l’asservimento ai padroni e a condannare i lavoratori alla perenne condizione subalterna.
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