Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Le dispute di coppia cominciano subito perché lei vuole figli e lui no. La scusa di Giovanni è che nella vita ha sofferto troppo e non vuole mettere al mondo altri infelici. Ma Linda a letto sa cosa vuole e non gli dà tregua finché non rimane incinta. Giovanni però è malato di gonorrea e infetta la moglie, che al terzo mese di gravidanza abortisce. Commuovendosi fino alle lacrime durante il racconto, il marito attribuisce la causa prima della tragedia all’infelicità della propria infanzia, quando il padre, uomo duro e avaro, lo nutriva male e lo costringeva a lavorare nei campi e a dormire nel fienile. Linda, per orgoglio, pensa a salvaguardare le apparenze e non ne parla con nessuno, neppure al proprio padre, e ripete in continuazione la stessa frase: «Se almeno fosse viva mia madre.» Dopo alcuni mesi di assidue visite dal ginecologo i coniugi guariscono, e il vecchio dissidio riemerge con insistenza: Linda vuole il figlio, Giovanni no. Ormai non dorme più nel fienile, è ben nutrito e alloggiato, non lavora troppo, anzi non fa niente. La scusa non regge più, sente che deve cedere. Ed io, Umbertino, ne approfitto. Era il 18 dicembre del 1930. Non riesco a spiegarmi ancora oggi il perché di tanta mia fortuna.

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