Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 2 Il babbo Giovanni ama la bella vita e disprezza il lavoro. Non ha mestiere, né titoli di studio. È convinto che da quello che uno fa, emerge quanto uno vale — ed è proprio questo che vuole evitare. Ha bisogno di credere che potrebbe essere uno scienziato, un maestro di musica, un magistrato, uno insomma che vive una vita prestigiosa, ma nessuno deve identificarlo per quello che effettivamente fa. Dietro le insistenze della moglie, tuttavia, fa finta di cercare lavoro e consulta la pubblicità sul giornale locale. Un giorno Giovanni trova un’inserzione che potrebbe fare al suo caso. Si tratta di fare il fotografo in uno studio con clientela di lusso. Si è negli anni dei divi del cinema, e le signore di classe non vogliono essere da meno delle attrici, e allo studio fotografico chiedono pose sensuali in vesti discinte. Senza pratica né referenze, il titolare esige cinquecento lire di cauzione per assumerlo tre mesi in prova. Giovanni tenta di imparare il mestiere, ma passano i giorni, il titolare riscontra materiali rovinati e clienti scontente, e lo licenzia senza restituire la cauzione. Volano parole grosse finché il fotografo, per liberarsi dello scomodo collaboratore, gli propone la restituzione di metà della cauzione a patto che non si faccia più vedere. Dopo qualche giorno di inerzia, Giovanni incontra un ex commilitone della Scuola di Caserma dell’Arma dei Carabinieri di Piacenza. L’amico gli racconta che è impiegato nel reparto del controspionaggio internazionale, conosce molta gente importante, presta sovente servizio sull’Orient Express ed è già stato due volte a Istanbul. Vive insomma una vita avventurosa, ricca di emozioni e di donne. Per diventare parte dell’organico, Giovanni dovrà seguire la normale procedura di assunzione, poi l’amico interverrà con una buona parola. Mio padre torna a casa entusiasta, ma deve rinunciare all’idea. Questa volta la responsabilità è di Linda. Convinta che lo ammazzeranno al primo incarico, sente già il brivido della vedovanza. Una vecchia conoscente di Linda si offre di aiutarlo a entrare nella compagnia dei tram di Genova come bigliettario, ma Giovanni si offende a morte. La divisa del tramviere non gli si addice, non la indosserà mai!
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