Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Toscanini che non voleva suonare Giovinezza per i fascisti e se ne è andato in America. «Entusiasmante — ci racconta Mario — è stata nel secolo scorso la prima del Nabucco, quando alla Scala di Milano i patrioti hanno inscenato una grande dimostrazione contro gli occupanti austriaci. Nell’Aida si ritrova lo spirito ardente dell’anticlericalismo del secolo scorso. Per convincersene basta seguire le parole al processo intentato dai sacerdoti egiziani contro Radames.» Raccontata da Mario la storia mi affascina, non mi sono mai sentito così fiero di essere italiano come adesso che ascolto da lui le imprese dei patrioti del Risorgimento. Se fossi nato cento anni prima sarei andato con Garibaldi, Nino Bixio, Mazzini o chiunque giovasse alla causa dell’Unità d’Italia e della Libertà. Un altro insegnamento che traggo dai ragionamenti di Mario riguarda la Grecia antica, dove è nata la democrazia. Ci narra della incorruttibilità di Socrate, del suo coraggio e di come non ha voluto fuggire in Tessalia dopo la condanna a morte. Aristotele invece era fuggito, ma aveva fatto bene perché si può fare di più da vivi che da morti. «Ovvero — ci assicura Mario — è sbagliato pensare in assoluto: le conclusioni bisogna trarle secondo il caso, con una buona dose di tolleranza e di dubbio.» Mario però è figlio del suo tempo e mal sopporta il jazz e la musica moderna che dal jazz trae ispirazione «per farci ballare come selvaggi o peggio.» Ironizza su una fotografia di Luis Armstrong apparsa sul giornale con la sua tromba d’oro e la didascalia «Suona come un dio!» Nei tempi dorati del cinema muto aveva visto Rodolfo Valentino ballare il tango in Sangue e Arena e secondo lui Tyrone Power nella nuova versione a colori non sa muoversi davanti alla macchina da presa. Piffero contrattacca: non parla da profano, suo padre era un basso che cantava a teatro, ma sostiene che la musica moderna è superiore alla classica, alla sinfonica e all’opera, che in America si fanno grandi concerti di musica jazz davanti a grandi folle, che quando gli anziani saranno morti, l’opera scomparirà con loro. Io sono fiero di lui e della nostra amicizia, ma parlando così ha torto e intervengo per dire che il mondo è bello perché è vario. Mi dispiace questa controversia sull’opera, che io non ho ancora visto a teatro. Qualcuna l’ho vista al cinema, le romanze le ho ascoltate sui dischi o sentito cantare alle feste. L’opera la ritengo immortale, espressione sublime dove le idee, il sentimento e le azioni raggiungono il massimo dell’armonia.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1