Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 nostra il problema non è quello di ammansire i padroni, che non possono fare altro che ubbidire alle leggi del sistema. Il problema vero è dare le officine agli operai e la terra ai contadini. Anche se la lotta di classe sarà lunga la vinceranno i proletari. Se si mettessero in campo i ricchi da una parte e i poveri dall’altra la vittoria sarebbe nostra. Se non avviene è perché una parte dei diseredati è confusa perché gli è stato insegnato che da soli non sanno governarsi. Qui sta l’importanza della propaganda. Il dovere del lavoratore cosciente è di educare gli altri a prendere coscienza dei propri diritti per arrivare alla vittoria finale.» Armando non ha rapporti formali con i compagni di partito e critica quelli che durante il fascismo si sono formati nella lotta clandestina e dopo la liberazione in quella democratica. Per lui il vero problema è l’abbattimento dello stato borghese. Gli faccio notare che l’attentato a Togliatti ha dimostrato quanto è importante evitare i colpi di testa, ma la discussione con lui è sterile. E in ogni caso Armando predilige il lavoro del calderaio a quello del tracciatore, e così per circa un anno lavoriamo insieme saltuariamente. Umberto (a sinistra) con Armando, Officina Meccanica Navale Campanella, Genova, 1949
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