Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 essere iscritta al Partito Comunista. Milla non spettegola, non ribatte alla madre e si comporta come se in casa ci fosse armonia. Tra me e Milla si è formata una specie d’intesa, ci troviamo d’accordo su molte cose. Al cinema nel buio della sala ci teniamo la mano e io mi sento emozionato e impacciato. Ho sentito raccontare storie di giovani che vanno di proposito al cinema Chiabrera e al buio fanno cose fantastiche con donne sconosciute. Eppure io che mi trovo in una situazione molto più favorevole rimango impietrito e incapace a procedere oltre. Il mattino ci incontriamo spesso alla fermata del tram, che arriva affollato, e io le ho insegnato come si fa a non pagare il biglietto fino a Staglieno, dove scendiamo entrambi dalla porta posteriore, prendiamo il 21 seduti uno accanto all’altra mano nella mano. Mi piace il suo portamento di donna matura, moderna, specie quando indossa la camicetta trasparente con la scollatura mozzafiato. E poi io sono contento di prendermi la rivincita sulla figlia capricciosa e mi sento come il protagonista di un film. Tutto questo non significa che non sia più innamorato perso di Lillì, ma mi è tornata la forza d’animo di un tempo. Mentre in paese si chiacchiera, gli incontri con Milla diventano più frequenti, facciamo la salita Preli insieme, discorriamo e scherziamo. Sono invidiato dagli uomini e biasimato dalle donne per bene. La sera della festa paesana alle bocce dell’osteria c’è la fisarmonica e tanta gente che balla, ma non il marito di Milla, che rimane a casa e ascolta la radio. Mentre ballo con lei, le viene voglia di fumare una Camel americana, ma poiché il marito ha il vizio di rovistare nella sua borsetta e fumarle le sigarette lei ne ha nascosto un pacchetto vicino alla casa e adesso vorrebbe andare a prenderlo. Dal luogo in cui ci troviamo a quello del nascondiglio ci saranno cinquecento metri, è buio pesto e mi chiede di accompagnarla. Disinvolti e contenti partiamo nell’oscurità. Siamo in piena estate, l’aria è tiepida, profumata di fiori e di erbe falciate. Tenendoci per mano colgo la fragranza accaldata della mia compagna, più soave ancora di quando ballavamo. Di questa notte magnifica devo farne tesoro — penso — perché un’occasione come questa capita raramente. Ogni tanto mi fermo per sentire se siamo seguiti: niente! Lo dico alla mia signora che mi risponde di non pensare agli altri, di non pensare a niente. Siamo d’accordo, non c’è fretta di tornare alla festa. Trovate le sigarette, ne accendiamo una in due e fumiamo scambiandoci le boccate. Parliamo sottovoce, ci teniamo stretti nell’amplesso totale: quanta felicità! Tornati alla festa riscontriamo di
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