Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 essere oggetto di attenzione. Lillì è la prima a farsi avanti per apostrofare la madre con un secco: «Dove siete andati?» Milla risponde divertita: «A prendere le sigarette, ho fatto qualcosa di male?» Lillì non replica, capisco che non sarà mai mia. La domenica seguente noi giovani andiamo al mare e Lillì dà confidenza a tutti meno che a me. Qui non si tratta di un romanzo di appendice in cui si dice: «Se è arrabbiata significa che è gelosa, dunque le interesso, dunque mi ama.» Qui c’è vera freddezza e vero disprezzo. Cosa vuole che faccia? Il mio cuore è ancora tutto per lei, ma non posso vivere in convento. Durante uno dei nostri tragitti in tram propongo a Milla di andare una sera per qualche ora in una camera d’albergo in città. L’idea le piace, ma mi avverte che bisogna esibire i documenti e gli albergatori non vogliono correre rischi perché la polizia controlla l’identità dei clienti. La imploro di lasciare fare a me, parlerò con i compagni di lavoro che sanno come fare. Arrivato il giorno Ninno ed io in officina abbiamo un lavoro grosso per le mani, ma gli dico che uscirò alle cinque senza fare lo straordinario. Lui vuole sapere perché e io per farmi bello gli rivelo l’avventura che sta per compiersi, la più importante di tutta la mia vita. Per rendermi interessante aggiungo che lei non ama il marito e che ho intenzione di proporle di andare ad abitare insieme. Ninno si irrigidisce e capisco all’istante che sono stato sciocco, non c’era nessuna necessità di confidarmi, tantomeno di aggiungere il particolare della fuga da casa, del tutto fantasiosa. Ninno è un moralista, ma nella foga l’avevo dimenticato: «Se vuoi fare la scopata, va al casino e lascia in pace la moglie degli altri.» Da solo non può portare avanti il lavoro e non aggiunge altro per il resto della giornata. Esco comunque alle cinque, per strada mi pare di volare, arrivo con qualche minuto di anticipo e aspetto appoggiato a una colonna dei portici. Sono le cinque e mezza e Milla non arriva. Aspetto ancora dieci minuti. Aspetto fino alle sei. Tutt’a un tratto vedo il marito di Milla sul marciapiede dall’altra parte della strada. Sta cercando qualcuno? Cosa è successo? Non si volta dalla mia parte, ma per me è una doccia fredda, taglio giù per i vicoli fino a piazza Caricamento, salgo al capolinea sul 31 e torno a casa come un cane bastonato. Quando rivedo Milla non nomino l’appuntamento mancato e non ne parla neppure lei. Meglio così. È stato un incidente o una beffa? Non voglio saperlo, non lo saprò mai.

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