Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 stato? Piffero o Dino?» Di fronte al mio silenzio mi ordina di levarmi dai piedi e andare da Daniele a farmi medicare. L’infermiere mi accoglie dicendo che siamo tutti una manica di lavativi sfaticati e che se dipendesse da lui ci sbatterebbe in galera invece di medicarci. Appena finita la fasciatura compila comunque la carta per il dottore dell’assicurazione. Nell’ambulatorio dell’assicurazione a Principe il dottore si prende cura della bruciatura, segna sul registro le mie generalità e i particolari dell’infortunio e dice all’infermiera: «È il terzo dell’Officina Campanella che negli ultimi due giorni arriva con la bruciatura. Dev’esserci una macchina che lancia il fuoco.» «Che vergogna — penso io — siamo in troppi a farci male, ci sarà un’inchiesta, non prenderò neppure un soldo, non potrò lavorare e mi terrò la gamba bruciata.» Comunque, medicato e libero come un uccello fuggito dalla gabbia, cerco di non impressionarmi quando la gamba mi pizzica. In casa confesso alla mamma quello che è successo e lei disapprova sia l’imbroglio sia il metodo. Le spiego che era l’unico modo per riposarmi senza perdere i soldi, ma lei ragiona per ideali. Anche Lillì non si commuove. Mi piacerebbe tanto dirle che l’ho fatto per andare al mare con lei, mano nella mano, ma non mi chiede niente ed io non le racconto niente. Durante il giorno tutti lavorano e mamma Linda si indispettisce se di mattina rimango a letto qualche ora in più, così vado al mare nello stabilimento di San Nazzaro gestito dal Comune. All’entrata dello stabilimento balneare incontro mia cugina Maura. È figlia dello zio Beppe, ma lui in privato ha sempre detto che quando era nata sua moglie marciava forte con ‘il siciliano,’ il suo uomo di turno. Maura viene al mare perché la sua padrona è partita per una vacanza in Francia e le dà comunque la paga intera per riaverla al suo ritorno. Maura ha la mia età, il viso di una bellezza sconvolgente e doti fisiche irresistibili ed è sempre allegra. Il lavoro di domestica nei quartieri alti della città le permette di frequentare ragazzi della borghesia cittadina e di me non le importa a parte la comodità di cambiarsi nella mia cabina. Durante il giorno la vedo poco, si diverte con altri ragazzi, nuota e prende il sole. Un pomeriggio arriva mentre io sono in cabina e mi ordina di uscire perché deve rivestirsi e andare a Milano. Le rispondo per scherzo che mi dispiace moltissimo di non poterla accontentare perché l’ombra della cabina mi permette di leggere il giornale. Lei entra lo stesso, chiude la porta e si toglie

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