Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 il costume. Ed io vedo dei seni protuberanti e tondi, i più belli mai visti in assoluto. Un po’ indispettita e un po’ divertita dalla mia reazione, Maura si volta di spalle e mi mostra le natiche altrettanto opulenti e io l’afferro da dietro e mi trovo tra le mani i due seni, grandi e sodi come cocomeri. Un poco contrariata ma non troppo, mi prega di lasciarla andare perché non ha tempo e perché siamo cugini. Potrei dirle che non è vero, lo siamo solo all’anagrafe, ma preferisco tacere e esco dalla cabina. Quando esce a sua volta la seguo con lo sguardo e prima di scomparire del tutto lei si volta per farmi ciao con la mano. Non la rivedrò più. Due giorni dopo leggiamo sul giornale la notizia che sull’autostrada da Genova a Milano si è schiantata contro un autotreno una cabriolet con cinque giovani a bordo. Solo la ragazza è deceduta all’istante, gli altri quattro sono stati dimessi dall’ospedale e dichiarati fuori pericolo. Non volevo crederci e vado dallo zio Beppe: la ragazza è proprio lei, la Maura che aveva vent’anni, tanta voglia di vivere e di partire in fretta per Milano. Mi ci vorranno più giorni per riprendermi. La scottatura alla caviglia mi pizzica. La notte non mi lascia dormire, mi alzo più volte per sfasciarmi e rifasciarmi con garze asciutte e mamma Linda mi aiuta senza parlare. In un primo tempo la ferita peggiora — altro che metterci sopra la fetta di salame per ritardarne la guarigione come aveva suggerito Piffero — poi guarisce in due mesi. Per fortuna tutto fila liscio con l’assicurazione: hanno solo inviato una lettera alla direzione per avvertire di controllare gli impianti e migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro. Il primo assegno dell’assicurazione è arrivato per posta e mi ha fatto tribolare. Non avendo il conto in banca non potevo riscuoterlo e ho dovuto riportarlo là dove era stato emesso, ma neppure l’assicurazione ha voluto darmi i contanti. È merito del mio maestro Ninno, che ci ha messo la parola buona, se l’impiegato dell’officina addetto ai servizi esterni è venuto in città con me, ma anche così sono tornato a casa con l’assegno ancora in tasca dopo l’esito negativo in tre banche. Alla fine a mamma Linda è venuta l’idea di provare alla Posta, dove il problema è stato risolto in pochi istanti dall’impiegato che le pagava il sussidio durante la guerra.

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