Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Riesco così a convincere Giovanni: per questa notte dormirà in cucina sopra una sedia e ripartirà definitivamente all’alba rinunciando ad ogni proposito di ristabilirsi in casa. Queste lotte in famiglia mi logorano. È tardi, sono stanco, domani è giorno di lavoro. Giacomo ed io ci addormentiamo subito, mamma Linda invece veglia e vigila tutta la notte. Il mattino successivo mio padre chiede asilo al fratello Beppe (quello che da giovane era stato in America) raccontandogli una sua versione dei fatti della sera prima e i cugini sono inorriditi dal nostro comportamento. Ma non importa, quello che conta è che abbia sloggiato senza violenza e trovato una sistemazione — si fa per dire perché Beppe è squattrinato, non lavora e rimane volentieri seduto accanto al focolare a guardare il crepitare dei ceppi, dove di tanto in tanto arrotola una cartina con il trinciato forte e fuma. L’accesso alla sua casa è libero: quando qualcuno entra, viene sbirciato da sotto la falda del capello e accolto con mezzo sorriso ma senza partecipazione. A queste condizioni mio padre può anche rimanere quanto vuole, tanto non c’è niente da fare, niente da mangiare, niente da bere, niente di niente. Non può però neppure risolvere i suoi problemi. Allora Giovanni volge il pensiero a Felice, l’altro fratello che conduce una vita ordinata e tiene da conto i soldi che guadagna con il duro lavoro nella villa. Felice gli concede un prestito di trecentomila lire dietro garanzia scritta della proprietà di Preli, dove risiediamo noi. Giovanni è offeso dalla mancanza di fiducia nella sua parola, ma accetta e firma. Noi abbiamo da tempo perso i contatti con i parenti e veniamo a sapere solo qualche giorno dopo che Giovanni, appena ha intascato il prestito del fratello Felice, ha lasciato la casa di Beppe ed è ripartito alla volta della Riviera di Ponente, dove crede di rimettersi negli affari e rifarsi una vita. Fatti suoi! Passano così alcune settimane quando rivedo mio padre nella portineria della mia officina. Ha recuperato qualche chilo e la fisonomia di un tempo. Gli affari gli andranno bene, penso, ma allora perché è venuto a cercarmi in compagnia di un giovanotto che ha tutta l’aria di essere imbarazzato e aver voglia di andar via? È Roberto, il nuovo socio d’affari di Giovanni. Mio padre intanto si è già informato da Pinotto, il portinaio che non mi ama, della mia posizione sul lavoro e della mia paga. Non me ne meraviglio, mi ha sempre fatto i conti in tasca e continuerà a farlo. Adesso
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1