Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 vuole mangiare in trattoria, mentre io preferirei la mensa, ma acconsento perché voglio capire la ragione per cui sono venuti a vedermi in due così allegri. Mentre ci avviamo verso l’uscita del Porto, Roberto ha voglia di chiacchierare: ha fatto il liceo classico, tira fuori le reminiscenze della scuola, parla forbito. Che magazzino di scienza si è mai trovato per socio questa volta mio padre! Lui che ha fatto solo la terza elementare. Di che cosa si occupano? Che cosa vogliono da me? Non mi è dato di sapere, né mi viene chiesto un prestito e tiro un sospiro di sollievo quando non devo neppure contribuire al conto in trattoria. Passa ancora qualche settimana e una domenica mattina arriva a casa Roberto. La società con mio padre è finita, lui non si ritiene tagliato per il commercio e sarebbe più contento se potesse iscriversi all’università. Non mi sembrano ragionamenti malvagi e lo faccio entrare, ma che cosa vuole? Ci racconta un sacco di storie interessanti su Giovanni, per esempio che è tornato insieme alla sua donna e adesso è di nuovo felice. Per la società era diventato un problema lavorare insieme: «Abbiamo fatto i conti e ci siamo divisi, amici come prima, ognuno per la sua strada.» Mamma Linda freme, pensa che Roberto abbia un secondo fine, che sia venuto d’accordo con il socio, che una ne fa e l’altra la pensa. Io penso invece che questa è un’occasione buona da non sprecare se Roberto ci racconta cose interessanti. Infatti ci ha già detto che Giovanni aveva litigato con la sua donna e si è anche dilungato su come lei avesse un altro uomo, più giovane e prestante di Giovanni anche se altrettanto squattrinato. Si trattava di Salvatore, il macellaio socio in affari di Giovanni, che gli aveva così fregato oltre i soldi anche la donna. Poi parla dei debiti di Giovanni e così è arrivato mezzogiorno. Linda vorrebbe che Roberto se ne andasse per mangiare in pace, ma non lo caccia e lui non si muove. Ad un certo momento però la mamma sbotta: «Si è fatto tardi, la pasta è cotta e sta diventando fredda.» Quando Roberto avvicina senza fiatare la sedia al tavolo e si dispone ad essere servito nessuno ha il coraggio di obiettare, Linda fa le parti e mangiamo. Dopo aver preso anche il caffè l’ospite finalmente saluta e se ne va. Mamma Linda si sfoga, non si aspettava tanta impudenza: «Se oserà tornare — mi assicura — verrà cacciato via.» Mi scappa da ridere, le faccio notare che Roberto è disoccupato, squattrinato, oggi non sapeva dove mangiare ed è

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