Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 carrozza di seconda, quasi vuota. Passano pochi minuti e prima di appisolarmi arriva il controllore per dirmi che se voglio rimanere devo pagare la differenza. Torno in terza classe e mi siedo sul pavimento del corridoio. Finalmente a giorno fatto il treno arriva a Roma. Alla stazione Termini rimango sorpreso dalla quantità di giovani arrivati con me, li vedo sul marciapiede per la prima volta, abbiamo viaggiato insieme e non ci siamo neppure visti. Ci radunano e ci portano in un locale dove è stata allestita una colazione di massa. Ripartiamo verso la Campania. È la prima volta che vedo il tabacco, la canapa e la soia nei campi. Questa volta ho un posto a sedere insieme a un prete, alcune donne e delle reclute come me, che però vanno ad Avellino, io solo vado a Caserta. Il viaggio pare non abbia mai fine e arrivo a Caserta al tramonto. La città si presenta poco vivace, per niente invitante. Metà della gente in strada sono soldati in divisa. Nelle vetrine disadorne e antiquate si vedono gli stemmi sabaudi o le fotografie dell’ex re e dell’ex regina. I casertani dicono che quando c’era il re si stava meglio. Il palazzo reale è imponente, ha almeno mille camere, chissà quanto sarà costato! Penso a Preli, alle tasse pagate dai contadini che non avevano soldi neppure per mangiare. Quanti in tutta Italia, nelle stesse misere condizioni, avranno contribuito alla sua realizzazione? «VENVSTVS E AVDAX» è il motto scolpito all’entrata della Scuola di Cavalleria Truppe Corazzate, dove vengo affidato all’Ottavo Squadrone Lancieri. All’adunata ci dicono subito che l’Ottavo è il migliore, lo è sempre stato, in pace e in guerra, specialmente in Africa. Il caporale Lanticcina spiega che per il momento alla mensa si mangia sempre minestra, perché ogni giorno arrivano nuove reclute, non si sa quante, così se il rancio è scarso i cucinieri aggiungono dei secchi d’acqua nelle marmitte. Quando saranno arrivati tutti, mangeremo la pastasciutta. In libera uscita non so chi va salutato, chi no. Mi dicono che quelli che si incontrano in città sono quasi tutti giovani disoccupati che si sono arruolati per poter mangiare, quindi non vanno salutati. Regolandoci dalle mostrine e dalle stellette, il saluto va dato solo agli ufficiali e sottufficiali. A Caserta ci sono migliaia di soldati e graduati che vagano per le strade in cerca di qualche interesse, che non c’è. Le ragazze non parlano con i militari perché il pregiudizio vuole che non ci si debba fidare dei ragazzi in divisa. Sono contento quando arriva la lettera di Carmen, ispezionata chissà da chi per vedere se dentro ci sono soldi da rubare. Mi ha mandato la

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