Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 per la selezione delle pulizie, tre di noi commilitoni genovesi optiamo per la pulizia dei gabinetti, che otteniamo facilmente per mancanza di competizione. Barrichiamo la porta, allaghiamo il locale e quando togliamo i tamponi l’acqua scorre rapidamente, lavando quanto occorre. Per il resto delle ore giochiamo a dadi, leggiamo o facciamo le parole crociate. Un paio di volte la settimana ci mandano con i camion alla periferia della città, dove in una ex discarica allestiamo un ippodromo. Siamo in tanti arrivati anche da altri squadroni. Tutta questa abbondanza di manodopera viene usata per livellare il terreno con picchi e pale, erigere gli ostacoli con pertiche di legno, sistemare i muretti, costruire la siepe con la pozza dell’acqua ecc. Allestiamo le gradinate con materiali smontabili e il telone sopra. Un ufficiale supervisiona, impartisce ordini ai caporali, che a loro volta fanno eseguire i lavori alle reclute. Completato l’ippodromo, partecipiamo all’inaugurazione ufficiale. C’è aria di festa. Sotto il tendone ci sono ufficiali e sottufficiali con la divisa fuori ordinanza, signore e signorine con vestiti eleganti e binocoli da teatro, si parla, si ride, si beve. La truppa invece è sistemata sul lato opposto della gradinata, sui mucchi di terriccio che abbiamo scarrettato noi. Salirci sopra non risulta conveniente perché franano e la terra entra nelle scarpe. Noi non abbiamo niente, né ombra, né donne, né bibite perché mancavano gli ambulanti. Finalmente l’altoparlante annuncia il nome e il grado del primo ufficiale pronto per il via. Imparo subito il percorso, chi meglio, chi peggio lo fanno tutti uguale tra interminabili pause. È uno sport aristocratico, estraneo al nostro mondo plebeo. Il sole batte forte e il caldo è atroce anche perché l’ordine di smettere la divisa invernale non è ancora arrivato da Roma. Qualcuno della truppa se l’è già squagliata per i campi, altri vanno adesso e io con loro. Pare un ammutinamento in piena regola mentre dall’ippodromo un caporale grida: «Tornate indietro o sarete tutti consegnati!» La maggioranza vuole andare a casino. Io vado verso il cinema con Novelli, un diplomato genovese antimilitarista che adesso è pentito di non essersi iscritto alla Scuola Allievi Ufficiali. Appena entrati nell’abitato ci imbattiamo in una processione religiosa con un gruppo di partecipanti che hanno in testa il cappuccio a punta come quello del Ku Klux Klan che nasconde tutto il viso eccetto gli occhi. L’impressione è fortissima, all’istante mi sento sprofondato nei secoli bui dell’oscurantismo medioevale. Novelli
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