Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 dice che divulgare la superstizione e la paura dell’ignoto, specialmente tra i poveri e gli ignoranti, è il modo migliore con cui la chiesa li assoggetta. Al cinema danno un film con Amedeo Nazzari e Ivonne Sanson di cui non ricordo né il titolo né la trama, ma la conclusione non l’ho dimenticata: lui sorprende la sua donna infedele in una casa d’appuntamenti e le spara un colpo di rivoltella, e prima di spirare lei gli confessa che le corna gliele faceva perché l’amava e che la colpa era del malvagio che la ricattava per mantenere il silenzio. Lui la solleva tra le braccia e grida a voce alta ai curiosi accorsi: «Non la toccate!» mentre sullo schermo compare la parola FINE. In sala alcuni gridano: «Bravo, hai fatto bene ad ammazzarla!», altri: «Zitti! Non capite niente né di cinema né di sentimenti.» Prima di rientrare mangiamo un panino per strada. Nella camerata metà delle brande sono ancora vuote. Nessuno parla della diserzione dall’ippodromo e la vita di caserma riprende come al solito. Nel pomeriggio dei giorni feriali andiamo in aula a imparare la teoria dei motori. Io non so niente di motori a scoppio, a quattro tempi, a stella, diesel o altro. Non ne ho mai visto uno da vicino, non ho mai posseduto una macchina o una Vespa, per quanto mi sarebbe piaciuto averla. La teoria mi piace, la seguo con passione e all’esame mi aggiudico diciotto ventesimi. Diversamente vanno le cose in fatto di guida pratica con il sottotenente istruttore, un tipo pallido, magro e alto. Quando parla con un subalterno gli vibrano le labbra in modo strano, si arrabbia facilmente con chi non ha pratica di guida come me. Mi confonde. Dopo qualche istante che sono al volante mi fa scendere di colpo dal camion e mi tempesta di improperi. All’esame mi dà cinque punti, che però messi insieme alla teoria mi permettono di raggiungere la discreta media di ventitrè. Così senza sapere guidare una macchina, un camion o un qualsiasi altro veicolo mi assicuro il patentino militare a scoppio e a nafta. L’addestramento alla Scuola Truppe Corazzate di Caserta, per quanto mi riguarda, è consistito in questo: ho sparato una cinquantina di colpi al poligono di tiro con la mitragliatrice, ho esaurito un intero caricatore con il fucile inglese, residuato dell’ultima guerra, ho lanciato due bombe a mano balilla, ho fatto il giuramento di fedeltà alla Patria, ho visitato la Grotta Azzurra nell’isola di Capri, dove ho visto i Faraglioni e uno snob che andava a spasso con la gallina al guinzaglio e ho mangiato un piatto di pasta che mi è costato un’intera decade, ho visitato Sorrento, ho

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