Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 3 Lo zio Siamo negli anni subito dopo la Grande Guerra, e dunque torniamo indietro nel tempo. Lo zio Giacomo, in realtà prozio perché fratello di nonno Stefano (il padre di mio papà Giovanni), è missionario in una parrocchia in Pennsylvania e informa la famiglia rimasta a Genova che negli USA le possibilità di successo per chi ha voglia di lavorare sono infinite. Così invita i parenti di Preli a vendere le proprietà ed è pronto ad anticipare i soldi del viaggio a chi non li ha. La notizia suscita vivo interesse, ma anche apprensione tra quelli che a Preli non hanno mai pensato di emigrare. L’idea piace molto a mio padre, allora ancora scapolo, e non esita ad esaltare l’America: «il vero paese delle grandi opportunità, dove basta saperci fare. Lì anche un lustrascarpe morto di fame può diventare banchiere.» In America lui potrebbe dare il meglio di sé, entrare negli affari e diventare ricco. Nell’inerzia che lo caratterizza, non sa dissociare le parole dai fatti, perde tempo e si sente tradito quando scopre che la sorella Maria e il fratello Beppe partono davvero. È Maria l’elemento trainante, e per avere un compagno affidabile durante la traversata atlantica convince Beppe. Quando sono pronti i biglietti della nave e i passaporti con il visto, annunciano l’imminente partenza ai famigliari riuniti per il pranzo, che sbalorditi riescono a malapena a formulare gli auguri di buon viaggio e di tanta fortuna. In America lo zio Giacomo è stimato e benvoluto, ha ottimi rapporti con il vescovo e i notabili locali e buone speranze di successo nella carriera ecclesiastica. Accanto alla chiesa ha fatto costruire la canonica, e nel vecchio monastero costruito al tempo dei pionieri ospita le suore e le novizie che si preparano a prendere i voti. In convento, secondo le regole dell’ordine del fondatore, si vive di carità, e dunque le novizie sono dispensate dalle fatiche ordinarie poiché hanno portato la dote, mentre le monache la mattina partono in coppia in automobile per raccogliere la questua, in viveri e danaro. I contanti, secondo le disposizioni dell’ordine, vengono depositati in banca, mentre il cibo, sempre sovr’abbondante, viene spesso gettato nella concimaia.
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