Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Beppe prende alloggio in canonica, dove già abita un irlandese disabile, e ai due ospiti vengono affidati i lavori di manutenzione e giardinaggio del convento. L’accesso alla sezione del monastero delle novizie è proibito agli uomini, tenuti lontano da un cartello scritto in inglese che viene prontamente mostrato e tradotto al nuovo ospite. Beppe all’inizio ubbidisce, ma aveva immaginato di trovare nel Nuovo Mondo avventura ed eccitazione, altrimenti che ci sarebbe venuto a fare? I malinconici sentieri del monastero offrono solo lunghe giornate di insulso lavoro. Quando le novizie nell’ora della ricreazione passeggiano lungo il viale dei tigli, il nostro eroe gli fa la posta. Ma l’ignoranza della lingua inglese gli impedisce la comunicazione verbale, per cui è costretto a rincorrerle con sorrisi, fischi e strizzatine d’occhio. Le novizie, impaurite, si precipitano dalla madre superiora, che si rivolge al parroco, ed è subito scandalo. Non è ancora passato il secondo mese dal suo arrivo, che lo zio Giacomo è costretto ad allontanare il nipote. Beppe trova lavoro con l’aiuto di alcuni connazionali. Sempre irrequieto, cambia spesso posto di lavoro e alloggio, ma avrà così contatto con la società americana e risparmierà i primi dollari per avviarsi verso l’autonomia. Dopo diciotto mesi di questa vita si ripresenta in parrocchia, e lo zio Giacomo gli consiglia di lasciare gli USA. A conti fatti, tolta la spesa del biglietto di ritorno, può contare su tremila lire, e a Beppe non par vero di tornare da vincitore a Preli, da dov’era partito senza un soldo in tasca. Aveva imparato un po’ d’inglese. Molti anni dopo, non gli dispiacerà insegnarlo ai figli e a noi nipotini. Nelle sere invernali, seduti accanto al fuoco, racconterà con orgoglio le avventure americane, e ci dirà che il cavallo si chiama orso , e dei giorni della settimana ne ricorderà solo tre: mandi , ciusdi e uendi. Quando il figlioletto gli chiede il nome del sapone, Beppe dice sop , da non confondere con il son of the bitch che vuol dire ‘mascalzone’, letteralmente ‘figlio di cagna’. E noi bambini, tutti contenti di sentire quelle parole americane così diverse dal nostro dialetto genovese, ci divertiamo a ripeterle. Quando vado a fare la spesa, prima di uscire di casa chiedo a mamma Linda se devo comprare anche il sop . Poco tempo dopo il ritorno dall’America, Beppe si sistema nella proprietà della madre defunta, compra la mobilia e una mucca, e prende in moglie Clotilde. Le intenzioni sono buone, tanto che per cominciare alla grande, oltre a coltivare la terra, va a lavorare anche nell’Officina del Gas

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