Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 postriboli di Firenze, anche in quelli quelli di lusso, si paga l’entrata contrariamente che a Genova. Umberto (secondo da destra) , con commilitoni del Sesto Squadrone, Secondo Piemonte Cavalleria, Rovezzano, Firenze, 1953 La vita di caserma è estenuante. Se qualche sera riesco a dormire mi pare un sogno. Quando sono di guardia ai mezzi siedo in un angolo scuro sopra mezzo barile di lamiera tagliato a metà ricolmo di sabbia antincendio: è il posto ideale per vedere senza essere visto. Verso le undici di sera viene a fare l’ispezione il sergente Minichiello reduce dalle sue passeggiate solitarie in bicicletta — ispezione volontaria per eccesso di zelo perché non ha niente da fare, non ha la ragazza e non riesce a farsene una. Sotto questo aspetto mi fa pena, per il resto no. Per lui il potere esercitato nei confronti dei subalterni, che non posssono reagire, è una gratifica. Si pettina liscio con tanta brillantina e la riga al centro. Quando arriva da lontano sotto le lampadine del viale si nota il suo cranio per la lucentezza. Alfonso, il cuciniere veneto, si è beccato quindici giorni di C.P.R. per averlo
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