Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 ridimensionato dal fatto che verranno licenziati solo quelli vicini alla pensione e gli scapoli senza famiglia a carico. Le trattative lunghe e tortuose tra sindacati e direzione sono approdate ad una parziale vittoria della ditta, che ha ottenuto di licenziare i meno bisognosi. Rimango intrappolato ancora una volta perché sui libri dell’ufficio del personale non figura che mantengo io la famiglia invece di mio padre. Quelli che stanno per essere licenziati vengono chiamati uno alla volta in direzione per ricevere ufficialmente la notizia. Quando arriva il mio turno, Carli, il capofficina, mi avverte che l’ingegnere mi vuole in direzione. Avverto Bregheffi, che è il migliore tra i membri della commissione interna, ma mi risponde che non c’è niente da fare, che mi conviene trattare direttamente con l’ingegnere la liquidazione più vantaggiosa possibile. Gli chiedo di accompagnarmi al colloquio, ma mi risponde che tutto è già stabilito. Sono solo, devo affrontare l’ingegnere con cui non ho mai parlato, da questo incontro dipende il futuro della mia vita e il membro della commissione si comporta con questa indifferenza! Sono passati otto mesi dal ritorno in officina, otto mesi di incertezze. Guadagno dalle sei alle settemila lire la settimana, e occorrono tutte per comprare dalla Candida l’indispensabile per campare. Mentre salgo le scale per andare nell’ufficio dell’ingegnere, penso alla strategia migliore da adottare: se perdo il posto, perdo tutto, devo dirglielo chiaro, non trattare la liquidazione. L’ingegnere mi accoglie garbatamente aiutato da un giovane impiegato. Penso non sia tempo sprecato informarlo della mia situazione e uso le mie parole migliori per dirgli che di fatto sono il capo famiglia dal 1945, quando ho cominciato a lavorare nella sua officina, e non gli nascondo che sposerei Carmen se appena avessi il minimo indispensabile. Per paura di essere male interpretato, sorvolo sul fatto che le pubblicazioni di matrimonio le abbiamo anticipate per intentare la causa di sfratto alla Elena e marito, abitanti al terzo piano della nostra casa con affitto bloccato, mentre loro prendono l’affitto di due appartamenti in città. L’ingegnere si interessa e si dichiara disposto a mettere al mio servizio la sua influenza presso il presidente dell’Associazione Industriali Provinciale, suo amico. Dice che troverò in lui chi si interesserà del mio caso perché nella sua officina non vede ripresa nell’immediato futuro. Mi offre una bella somma per affrontare la pausa prima di un nuovo lavoro e aggiunge sorridendo che una parte potrà servirmi per sposarmi. Prende la
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