Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 31 Disoccupato Nell’anticamera del presidente provinciale dell’Associazione Industriali in via Garibaldi sono il primo ad arrivare. La luce è fioca, ma rimango sbalordito dalla ricchezza dell’arredamento: mobili antichi, massicci e austeri, poltrone dorate imbottite di velluto rosso, arazzi, dipinti con scene del Porto. Mi fanno aspettare due ore e quando mi fanno passare la meraviglia aumenta. Non sapevo che si potesse superare in lusso quello che avevo visto in anticamera. Che senso ha un luogo tanto sfarzoso se non che si voglia di proposito intimidire l’interlocutore? A me però succede il contrario: un personaggio tanto importante potrà in un batter d’occhi lenire molti dei miei affanni. Consegno la lettera dell’ingegnere dell’Officina Campanella, espongo le ragioni della mia visita, parlo dei miei progetti per il futuro. Il Presidente non ha il carattere del suo amico dell’officina, non sorride, ascolta e tace, dà uno sguardo alla lettera che tiene tra le mani, poi torna a guardarmi e continua a tacere. Allora taccio anch’io. Passano ancora alcuni istanti di silenzio, poi il mio interlocutore dice: «Va bene così. Per il momento non occorre altro, mi dia il tempo di riflettere, mi lasci il suo indirizzo. L’avvertirò io appena avrò qualcosa per Lei.» Il presentimento è forte, parole simili non avranno alcun seguito. Chiedo se devo fare qualche altra cosa, se devo vedere qualcuno. Ma la risposta è categorica: «L’avvertirò io con un telegramma.» È una doccia fredda. Solo adesso mi appare chiaro il piano dell’ingegnere dell’Officina Campanella. Aveva il permesso di licenziare, ma voleva dimostrare che nella sua officina non ci sono stati licenziamenti, che ognuno di noi ha volontariamente patteggiato la propria uscita e c’è riuscito in cambio di qualche lira in più di liquidazione. Se avessi resistito, avrei ancora il mio posto. Per la prima volta mi sento veramente disoccupato e prendo coscienza del mio dramma. Devo fare un piano per contenere le spese, darò a mia madre cinquemila lire la settimana e basteranno per un anno. Parlerò con Carmen, accantoneremo il progetto del matrimonio in attesa di tempi migliori. Lei capisce, guarda al futuro con ottimismo. Continueremo la causa
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