Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 che sono disoccupato e non guadagno una lira. Lui si commuove e le dice che ha del lavoro e posso cominciare anche subito. La notizia mi arriva come una mazzata in testa: «Non voglio andare da Angiolino! Lo conosco, è vecchio, mi distoglierà dal mio progetto.» Mia madre, che non vede di buon occhio il mio tentativo di scrivere il racconto, si stizzisce. È la solita storia: ogni volta che intendo migliorarmi culturalmente o intellettualmente, lei cerca di farmi sentire in colpa. Con l’accusa che «Non maturi mai!» l’atmosfera in casa si fa tesa. Tento di non lasciarmi provocare, continuo a scrivere. L’unica che mi capisce è Carmen, lei sola mi ascolta la sera quando le leggo qualche pagina di quello che ho scritto e mi incoraggia, ma il tempo che passiamo insieme è poco, lei lavora troppe ore, ed io, che la vedo esile e stanca, non desidero altro che ricoprirla di carezze e di baci. Era scontato. Passa qualche giorno e cedo alle insistenze di mia madre. Per lei Angiolino è l’uomo della provvidenza. Nella sua officina lavora da solo e quando arrivo alle otto del mattino doveva fare una ringhiera per la marchesa, ma non ne ha avuto il tempo. Adesso il mio compito è di farla in fretta, però la saldatrice per il momento non si può adoperare perché è rimasta fuori la notte, è piovuto ed è meglio lasciarla asciugare. Gli dò una mano a metterla al sole così siamo sicuri che si asciugherà presto. Intanto per portare avanti il lavoro Angiolino vuole usare le viti e saldare poi quando funzionerà la saldatrice. Faccio come dice lui, convinto che ne verrà fuori un lavoro infame. Per avvitare ogni quadrello verticale allo scorrimano sopra e alla piattina sotto, devo tagliarlo preciso, forarlo e filettarlo sulle teste. Angiolino ogni tanto guarda cosa ho fatto e torna alla forgia soddisfatto. Impegnandomi al massimo ci vuole tre volte più tempo a mettere insieme la ringhiera con le viti che se avessi la saldatrice, senza contare la misera resa di tanto lavoro. Alla fine del terzo giorno la ringhiera è pronta da saldare, ma Angiolino crede che la saldatrice non sia ancora del tutto asciutta e vuole aspettare ancora un giorno. Inoltre non è convinto delle misure che ha preso lui stesso in casa della marchesa e suggerisce di andare a provarla prima di saldarla. Non ha il mezzo di trasporto, ma dice: «La marchesa abita vicino, dall’altra parte del Bisagno subito dopo il ponte, la ringhiera non è pesante, visto che sei così bravo mi fido di te.» Io non ho nessuna voglia di andare dalla marchesa con la ringhiera in spalla, difficile da muovere perché le viti la tengono a malapena imbastita, ma ho una voglia matta di
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