Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 incontrarla perché Angiolino continua a nominarla e lo convinco che riprenderò io le misure senza portare la ringhiera. La residenza della marchesa è imponente e avrebbe bisogno di miglior cura, ma coi tempi che corrono è impossibile trovare un uomo di fatica, robusto e capace. La marchesa sarà vicina ai novant’anni, porta un abito nero lungo fino ai piedi e parla con un filo di voce. Ci accoglie con garbo, ci fa accomodare, versa un bicchiere di vino ciascuno di noi due, senza peraltro berne lei. Angiolino trangugia il suo in un sorso solo, lei lo riempie di nuovo, poi gli mette la caraffa a portata di mano perché si serva da solo e io capisco che la marchesa conosce le abitudini del fabbro, sa che questa è l’ora dei bicchierotti. Al secondo bicchiere Angiolino e la marchesa cominciano a discorrere dei bei tempi andati, delle vecchie abitudini ormai cambiate e degli antichi valori non più rispettati. Intanto io controllo le misure della ringhiera e rassicuro Angiolino che erano giuste. Finalmente partiamo, è tardi ed io voglio squagliarmela veloce. A casa, sperando mi sia rimasta un po’ di fantasia, cerco di scrivere almeno una pagina del mio racconto, ma non ci riesco perché sono stanco e avvilito nonostante abbia fatto del mio meglio per mantenermi sobrio. La mattina dopo, mentre saldo la ringhiera della marchesa e la pulisco, Angiolino finisce di forgiare alcuni vecchi ferri di cavallo. Nel pomeriggio andiamo insieme da Natalino ai Pianacci per riscuotere i soldi per un vecchio lavoro e per prendere le misure per l’inferriata di una finestra. La sua casa è l’ultima in fondo al sentiero, oltre c’è solo il bosco roccioso con le ginestre, una costruzione con pietre raccolte in giro che pare un fortino di quelli che si vedono al cinema messi su dalla Legione Straniera nel Nord Africa. All’entrata Natalino ha sostituito la porta in legno con un cancello in ferro battuto di seconda mano fatto di trafilati verticali, tondi e robusti, che lo fa sentire sicuro e mantiene il locale asciutto per via dell’aria che ci passa. Per ridurre però il disagio della tramontana, che da quelle parti tira forte, lo ha tappezzato con della tela di sacco legata contro le barre. Il nostro ospite ordina del vino alla sua donna, che si affretta a portarne un fiasco con tre bicchieri. Natalino ai suoi tempi faceva lo spazzino nella Nettezza Urbana, poi la bella moglie giovane gli aveva fatto le corna, le piacevano gli uomini distinti e raffinati mentre lui rimaneva quello che era. E così il matrimonio, imposto dai genitori della ragazza accecati dal vantaggio di un uomo con lo stipendio assicurato, è andato a rotoli. Per
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