Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 ottenere la separazione legale il giudice lo ha costretto a pagare gli alimenti alla moglie e ai figli. Umiliato e offeso dalle corna della moglie, dalla perdita dei figli e dal salario decurtato, in barba alle decisioni del giudice, ha dato le dimissioni dalla Nettezza Urbana ed è finito disoccupato senza soldi, ma contento che la moglie non potesse più obbligarlo a pagarle la rata mensile. Dopo qualche anno ha ereditato la casa del padre e si è ricostruito una famiglia. Quando gli va bene racimola qualche soldo con lavoretti improvvisati. È un uomo impulsivo, un ballerino di tango figurato. Tra un bicchiere e l’altro ripete spesso e volentieri che l’onore va salvaguardato al di sopra di tutto. Nonostante la giovane età, la donna di Natalino è spettinata, scalza e sporca, guarda nel vuoto e ascolta passiva, mentre la bambina, bella e dagli occhioni vispi, tossisce con il moccolo al naso. Due cani e un gatto, pigri e sonnacchiosi, approfittando del cancello aperto, entrano e escono a piacimento in perfetta armonia con l’ambiente. Natalino e Angiolino bevono ed io con loro ma più lentamente per non ubriacarmi. Chiacchierano di tutto meno che dell’inferriata e di soldi. Avverto il mio datore di lavoro se non sia il caso di prendere le misure della grata, ma lui risponde di aspettare. Chiacchierano fin quando il vino nel fiasco è finito e fuori è quasi buio. Al commiato il fabbro assicura l’amico che tornerà presto a prendere le misure e i soldi. Ho lavorato per il fabbro Angiolino quattro giorni e gli chiedo che intenzioni ha nei miei confronti. Non può pagarmi, dice, devo avere pazienza. Gli chiedo perché non ha chiesto a Natalino di saldare il conto oggi e mi risponde che Natalino non ha una lira in tasca. È la fine della settimana, mi dica almeno quanto mi deve! Se continuo a lavorare per lui ho il diritto di sapere quant’è la paga. Pur avendo bevuto Angiolino è lucido, dice che non devo temere, i soldi li darà a mia madre quando la incontrerà e la avvertirà del giorno in cui dovrò tornare al lavoro. Lunedì infatti non mi vuole. Mi esorta a pazientare, ad essere grato di avere una madre tanto brava. Linda, lui la conosce, è una donna di sani princìpi. Ed io? Epilogo amaro. Sarà anche brava, mamma Linda, ma spero che la smetta di intromettersi nei miei affari, di tenere il muso se non voglio il posto fisso e che mi lasci scrivere in pace. Ma so che è inutile sperare. Essendo nuovamente disoccupato, le amiche di mia madre sono tornate alla carica. Anna, l’amica del cuore, ha saputo da Bruno, lo spazzino,

RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1