Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 che il Comune bandirà un concorso per assumere trentacinque uomini nella Nettezza Urbana. Maria, un’altra amica, conosce uno che le ha detto che al canile sono rimasti in pochi e dovranno assumere presto un paio di acchiappacani. Enrichetta ha una cognata impiegata in un grande magazzino di stracci dalle parti della Volpara, che l’ha consigliata di dirmi di presentarmi, certamente mi prenderanno per una settimana in prova e se mi dimostrerò volonteroso potrebbero assumermi a tempo pieno. Intanto si è sparsa la notizia che Giancarlo, il figlio della Colomba, è entrato nell’Officina del Gas Gavette dietro raccomandazione del parroco. Mi esortano a frequentare la parrocchia, a farmi conoscere meglio dal prete. Anche nel cimitero di Staglieno hanno bisogno di personale. Devo affrettarmi a fare la domanda in carta bollata, portarla in Municipio in corso Torino. Tenere magari a disposizione cinquantamila lire in bustarella e — mi assicurano — la persona importante per la raccomandazione la si trova, non devo perdere tempo. Non tergiverso, compro la carta bollata da cento lire, la compilo e la porto in Municipio, dove un impiegato con grandi occhiali cerchiati in nero la legge, sospira e dice che ci sono troppi errori. Mi spiega che non è corretto cominciare con Io sottoscritto , va scritto Il sottoscritto . Ho usato la parola becchino , bisogna scrivere seppellitore . Vengo avvertito che altri competitori sono più bravi in italiano, alcuni sono diplomati. Io becchino l’avevo letto nell’Amleto, ma avranno ragione, non siamo più ai tempi di Shakespeare. Le maestranze suona fuori luogo, in questo caso meglio usare il personale . Che faccio? Non posso cancellare e pasticciare la domanda da capo a fondo. Meglio comprare un’altra carta bollata e riscrivere tutto da capo. È tardi, vado dal tabaccaio di passo lesto, altrimenti dovrò tornare domani e il Municipio è lontano. Riscrivo la domanda, torno di corsa dall’impiegato, che stavolta non fa obiezioni e la mette insieme alle altre. Quando la sera racconto a Carmen l’avventura del pomeriggio, spera ardentemente che alla mia domanda non arrivi mai risposta. L’idea di un fidanzato becchino la fa rabbrividire. Allora le spiego che si tratta di un seppellitore, c’è una bella differenza. Ma quale? È un posto fisso, il lavoro al camposanto non manca mai: più le cose vanno male più la gente muore e si fa anche lo straordinario. Il mio umorismo non le piace, devo smetterla! Perfettamente d’accordo, la smetto. Infatti non avevo mai creduto seriamente per un solo istante di diventare sepellitore, vista la pila di

RkJQdWJsaXNoZXIy MTI3ODI1