Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 pescheria — ma non c’è più, l’uomo del banco non ne sa niente. Sono certo che l’ha rivenduta a qualcun altro, la Busca mi dice che le è costata settemila lire. Che faccio? Devo dimostrare al mio amico Armando che sono affidabile. Domani verrò con più anticipo, quando apriranno il cancello andrò di corsa a prendere un carrello, terrò tutto riunito e sotto controllo. Fra tanta gente mi sento l’uomo più solo del mondo. Quando finalmente vedo il camioncino Fiat mi sento sollevato. Caricate le cassette parto a singhiozzo, qualcuno grida, ho dimenticato il freno a mano, lo tolgo, riparto liscio sperando che chi ha gridato non abbia riconosciuto il veicolo e riporti l’incidente alla Busca. Vado fino in fondo a via San Lorenzo, sterzo a destra, in cima sterzo a sinistra, passo davanti al Vescovado, scendo in piazza Campetto dove ci sono Rico e Remo, l’altro ragazzo che vedo per la prima volta, mi stanno aspettando per scaricare in tutta fretta e riparto per riconsegnare in tempo il camioncino in pescheria. Sull’angolo dell’UPIM tra piazza Campetto e via dei Macelli di Sozilia l’orologio comunale segna quattro minuti alle nove, ce l’ho fatta. La gente che bazzica al mercato del pesce lo chiama «Chiappa» con il nome del mercato antico. Rico mi racconta che ai suoi tempi andavano in Chiappa alle tre e mezza del mattino. Mi sento fortunato di aver cominciato la mia carriera di pescivendolo solo adesso. Rico ha un salario di centomila lire al mese, una cifra straordinaria a confronto di quello dei pesciaioli comuni e siamo tutti un po’ invidiosi. Il retrobottega, come solitamente accade nei negozi genovesi, è sotto il pianoterra e si raggiunge tramite una scala a chiocciola di ferro. Lì ci sono due frigoriferi in muratura, uno lo usa la bottega per custodire il pesce, l’altro è spento e vuoto e lo usano come spogliatoio le due ragazze che impacchettano la merce pesata. Una terza donna, Emma, è la sorella del socio, una zitella attempata che fa la cassiera e tiene d’occhio l’andamento in bottega, ma sono convinto che se il fratello la interrogasse riferirebbe solo cose buone. Giù sotto, un grande lavandino con due vasche di metallo serve per pulire i pesci. Siccome l’acqua negli scarichi cittadini defluisce male bisogna scaricarla con una pompa elettrica. Per il traffico interno della merce dalla bottega al frigo e viceversa è stato installato un montacarichi con l’argano da azionare a mano. Lo ha disegnato, costruito e montato un fabbro in un vicolo vicino e sento dire che è costato un sacco di soldi, ma il meccanismo è difettoso e anche pericoloso. Mentre il carico sale, la molla della frizione tende a staccarsi e la

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