Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 piattaforma cade per almeno un metro, per ribloccarsi di nuovo sulle guide prima di arrivare in fondo. Per l’operatore che sta sotto a girare la manovella il pericolo è mortale: se la piattaforma gli arrivasse in testa lo ammazzerebbe. Il fabbro è stato chiamato più volte, ma non è riuscito a ripararlo. Hanno fatto male a pagarlo subito. Noi lavoriamo senza essere assicurati. Per garantirci un minimo di sicurezza lego con lo spago alcune cassette di legno vuote tra le guide e l’argano, così quando giriamo la manovella siamo obbligati a rimanere un po’ fuori dalla linea verticale di caduta, ma è un accorgimento provvisorio. Remo, garzone come me ma più giovane, è molto abile a pulire il pesce. Durante le ore di punta io vado su e giù per la scaletta con il pesce in mano mentre Remo continua la sua opera di pulitura con il grembiule di gomma, gli stivaloni e le mani sempre in acqua. Se la quantità di pesce da pulire aumenta a dismisura gli dò una mano. Lui mi insegna il mestiere, io lo imparo e diventiamo un po’ amici. Le cassette di sogliole congelate provengono dall’Adriatico, noi le mettiamo a bagno nella seconda vaschetta del lavandino e sopra in negozio le vendono come fresche. Vengono importate in grandi quantità perché vivono nella melma dei fondali fangosi, che nel mar Ligure e Tirreno non ci sono. Rico è un vecchio volpone del mestiere e per massimizzare il profitto usa le strategie più disparate. Espone un prezzo diverso su due cassette di pesce identiche perché il cliente sprovveduto compra in base al costo convinto di comprare il meglio. Dopo un paio di settimane arrivano in bottega degli scatoloni con bottiglie di vino, di spumante, di bevande analcoliche e di qualche liquore per l’inaugurazione della pescheria. Ci saranno delle personalità, verrà anche l’assessore comunale. Rico mi ordina di prendere cura della merce, metterla nel frigorifero per poi servirla con l’aiuto di Remo. Noi ragazzi per l’occasione riceviamo una giacca e il berretto bianco con il nome della pescheria, ‘Ai Peschereggi’, ricamato in filo marrone e le donne ricevono la cappetta bianca e marrone e un loro berretto bianco con l’identica scritta. Tutto pronto. La bottega è zeppa di ospiti, l’assessore fa un bel discorso, ci sono salatini e dolci. Noi ragazzi serviamo, Emma ci dà una mano. Rico intrattiene le personalità del mercato ittico. Vedo Armando per la prima volta che chiacchiera con i grossisti e i commercianti tra la folla degli invitati. Rimane poco e non ci scambiamo neppure una parola. All’ingresso della pescheria al lato di vico San Matteo si
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