Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 sono andato, abbiamo parlato, o meglio parlava sempre lui. Meno male che non mi ha chiesto soldi. Compro per pochi soldi una macchina da scrivere usata, che fa andare su tutte le furie mia madre. Per lei è l’ennesimo tentativo di soddisfare la mia fantasia irrequieta, il cedimento alla mia vanità. L’unico posto su cui sedermi a scrivere è il tavolo in cucina, che usa anche lei. Vedendomi occupato a battere a macchina ripete che per le troppe ore passate sulla sedia ne soffriranno i polmoni, diventerò obeso, il fisico ha bisogno di aria fresca e di moto. Ha mobilitato le amiche e tutte in coro fanno appello al buon senso, mi danno saggi consigli. L’atmosfera è pesante. I soldi della liquidazione calano. Non mi sono mai sentito così isolato. Non ho nessun contatto con gente interessata alle lettere, giornalisti, maestri di scuola o semplicemente amanti della lettura. Se azzardo una parola sulla mia attività letteraria con gli amici rispondono che scrivo da tanto tempo e non si vede ancora niente. Comincio ad avere dubbi anch’io. Rinvio a tempi migliori la prova del mio talento e smetto di scrivere. Trovo un lavoro come calderaio con un contratto di tre mesi nei Cantieri del Tritone in Porto. Qualche giorno prima di cominciare hanno mandato a Preli una guardia in borghese a prendere informazioni sul mio conto. Per fortuna hanno incontrato una mia ex fiamma che dimentica dei rancori amorosi risponde che non mi interesso di politica, sono un bravo ragazzo laborioso, mai stato in prigione, mai ubriaco. In cantiere un dirigente mi avverte subito: devo impegnarmi a non prendere parte agli scioperi, alle agitazioni sindacali, alle assemblee operaie o altro, non devo parlare di politica con i compagni di lavoro né introdurre volantini o giornali di partito. La mattina del primo giorno di lavoro si aprono le porte del vasto stabilimento al fischio della sirena. Il capannone della carpenteria pesante, dove vengo diretto, è il più grande di tutti. La maggior parte degli operai lavora per lo zuccherificio Eridania, che sta rinnovando gli impianti per il trattamento della barbabietola da zucchero coltivata in Piemonte e Lombardia. Molti disegni provengono da brevetti francesi. Il cottimo ce lo pagano in base alle bollette di produzione di lavori mai visti, fatti a bordo di un cacciatorpediniere della Marina Militare attraccato alla banchina dello stabilimento. Di tanto in tanto Graffiatore, il capo reparto, mi porta da firmare delle bollette di produzione blu, mi avverte di non badare se la
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