Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 comunisti. La discussione si infervora, io replico che più si fanno divisioni tra gli operai, meglio è per i padroni. Secondo me l’aspirazione ultima deve essere quella di lavorare. Ho imparato il mestiere da maestri capaci, secondi a nessuno, che oltre al mestiere mi hanno insegnato anche l’etica del lavoro. Se aspiro a migliorare la mia posizione sociale, lo faccio tramite l’impegno sul lavoro. Sono convinto dell’importanza del ruolo della classe operaia, sotto forma di diritti e di doveri. Poiché non sono un robot, ma un essere umano, oltre al lavoro e alle cose materiali, nelle ore libere mi avvalgo dell’arte, della danza, della musica e della letteratura. Leggo e vado al cinema per imparare, migliorarmi e soddisfare i molti appetiti dell’anima. Mi si può obbiettare che il lavoro fisico aliena e i desideri sbiadiscono. Sono d’accordo. Per questo bisogna lottare, per ottenere condizioni migliori, più tempo libero. In periodi di crisi generale come l’attuale, quando l’offerta di mano d’opera sovrabbonda la richiesta, la situazione è disperata e gli ideali sono superflui. Per non intristire leggo e studio. Un veterano della Resistenza e di tante lotte sindacali mi ascolta volentieri, ma mi avverte di rimanere prudente almeno fino alla fine del contratto. Mi racconta che durante l’insurrezione del 25 Aprile contro i tedeschi e i fascisti uno dei massimi dirigenti dell’azienda ha avuto ucciso un fratello, brigatista nero. Nella mensa e nella fabbrica pullulano delatori. Esternando un sentimento per la pace si rischia di venire classificati sovversivi. Completati i tre mesi di contratto la mia opera non è più richiesta. Viene invece riconfermato per altri tre mesi con la promessa di passare di ruolo Gerardo, un ragazzo assunto alle mie stesse condizioni nel mio stesso giorno e che conoscevo da prima per averlo visto qualche volta a ballare al Giglio Rosso. È comunista, iscritto alla sezione Nino Mandoli di Ponte Carega, non ha mai fatto apprendistato e ha alle spalle solo un po’ di pratica di fabbro ferraio. Da lui imparo cosa significa essere maturi. In cantiere ha fatto il suo dovere a testa bassa, non ha fiatato, nessuno si è accorto della sua presenza. Io invece ho detto con fierezza ai ciarlatani quello che pensavo e adesso sono a spasso.

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