Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 34 Ambulante Francesco lo vedo ogni giorno passando nel vicoletto per andare da Carmen. Ha deciso di rendersi utile riparando le scarpe della gente nella speranza di raggranellare qualche lira. Guardo quelle che ha disposte contro la parete del bugigattolo in cui lavora e mi rendo conto del volume dei suoi affari. Per garantirsi il successo mantiene i prezzi bassi. Tutto è opera sua. Il banchetto degli attrezzi è sgangherato e la sedia ha le gambe tagliate per adeguarne il livello. Sui muri anneriti dall’antica stufa a legna sono rimaste le gocce di caligine colate quando in quell’antro angusto con la terra battuta nell’immediato dopoguerra ci abitava una famiglia con due bambini piccoli. Vincenzo e Mariuzza erano venuti dal Sud. Lui faceva la guardia giurata, portava la rivoltella alla cintura e viveva di prepotenza. Obbligava Marinuzza, ridotta a una larva, ad andare a fare le pulizie nelle case dei privati e la constringeva a servire senza compenso l’amante, che altro non era che la Elena, la nostra inquilina. I due bambini vagavano fuori casa con la tosse e il moccolo al naso senza che nessuno si prendesse cura di loro. La Elena esigeva l’orgasmo più volte al giorno, in casa di Vincenzo o anche all’aperto. Lui deperiva e vagava con la pistola in pugno in cerca dell’amante per ammazzarla. Una mattina esplode alcuni colpi di rivoltella contro le persiane della Elena al terzo piano della nostra casa, viene disarmato con l’intervento dei carabinieri e condotto in manicomio. Mariuzza e i bambini scompaiono da Preli. Rimasto vuoto il monolocale viene dichiarato inabitabile dall’Ufficio d’Igiene e il proprietario ha dato a Francesco il permesso di occuparlo gratis a suo rischio. Francesco ripete volentieri che è contento della nuova attività e che si ritiene fortunato perché l’unica spesa che deve sostenere è il consumo della lampadina sopra il banchetto da lavoro. Con il passare dei giorni conversiamo più a lungo. Gli taccio la mia passione per le lettere perché Francesco non capirebbe, ma gli racconto che sono disoccupato, che passo nel vicoletto per andare a dare una mano alla famiglia della mia ragazza, che rimango da loro fino a quando Carmen torna dal lavoro e ceniamo tutti insieme. Gli racconto anche che sto pensando di usare
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