Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 L’ultimo giorno del gennaio del 1955 Francesco ed io usciamo di casa prima dell’alba per arrivare in tempo all’apertura del mercato del pesce in piazza Cavour. Non sappiamo ancora cosa compreremo né in quale quartiere andremo a vendere. Durante il viaggio in tram scherziamo e cerchiamo di rimanere sereni. Appena comperato il pesce con i miei soldi ci avventuriamo sul tram con le due scatole piene. Per evitare discussioni con il bigliettaio le copriamo con delle salviette e andiamo in una frazione popolare, dove pare ci abiti gente attiva, bisognosa di mangiare roba sana con poca spesa, come quella che proponiamo noi. Lavorando in pescheria avevo imparato a invogliare i clienti a comprare. Comincio a gridare per primo e mi pare di essere tornato in bottega: «È arrivato il pesce frescooo! Roba vivaaa! Venite gente a vedere che meravigliaaa!» Francesco alterna la sua voce alla mia e sono contento della sua collaborazione. «Pesce vivooo! Roba bellaaa! Acciughe di Arenzanooo, venite donneee a vedere che meravigliaaaa! Trecento lire al chilooo! Pescate stamattinaaa.» Non è tutto vero quello che diciamo, le alici non sono di Arenzano ma dell’Adriatico, non sono state pescate stamattina ma sono belle. Siamo ottimisti. Di tempo ne abbiamo già perso stamattina tra comprare, trasportare il pesce in tram e arrampicarci fin quassù, adesso bisogna insistere. Ma non viene nessuno, qualcuno si affaccia alla finestra, guarda e si ritira. Solo i gatti hanno capito o sentito l’odore. Ci spostiamo in un’altra via. Dopo un’ora un uomo anziano compra tre etti di acciughe per il suo pasto di mezzogiorno. È un pretesto per parlare, vuole dirci che nessuno compra perché un giorno sì un giorno no passa già regolarmente un pescivendolo. Cambiamo zona, gridiamo, aspettiamo e ripartiamo. Niente da fare, non riusciamo a vendere niente. Il morale è messo a dura prova. Sono passate le undici quando arriviamo sulle alture di Staglieno dall’altra parte del monte. Qui abita meno gente, le possibilità di successo sono minime. Ci prepariamo all’idea di tornare a casa pieni, di mangiare pesce per una settimana, quando avviene il miracolo: casa dopo casa gli abitanti vengono fuori, si interessano e comprano. Prima di mezzogiorno le scatole sono vuote. Contiamo i soldi: tanti chili a tanto per chilo dovrebbe risultare una cifra, che però non c’è. Ci siamo sbagliati? Sono stato molto attento alle pesate e al resto. Dopo molti ragionamenti conveniamo che con il passare
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