Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 delle ore il ghiaccio si è sciolto e il peso della merce è calato. Abbiamo comunque guadagnato quasi duemila lire a testa e non possiamo lamentarci considerato che è il primo giorno. Domani porteremo della plastica per coprire meglio il pesce e andremo più a nord in cerca di un altro borgo con la piazza scoperta. Ne cercheremo un terzo e con tre punti di vendita a rotazione saremo a posto per i sei giorni della settimana. È passato poco più di un mese dall’inizio del nostro esercizio che in casa di Francesco c’è fermento. Con il misero guadagno del marito Mariangela non può soddisfare le sue ambizioni a lungo represse di cambiare la mobilia della camera da letto e dice che bisogna fare crescere il volume delle operazioni. Francesco mi spiega che dobbiamo comprare un camioncino e vendere il pesce nell’entroterra, dove ci sono meno competitori. Trasportare il pesce sul tram ha grossi limiti, lo ha dimostrato il bigliettaio quella mattina stessa, che ci ha fatti scendere per la puzza del pesce. L’offesa l’abbiamo patita insieme, ma non credevo potesse essere presa a pretesto per mettere in crisi la nostra società. Sono d’accordo anch’io che si potrebbe ingrandire il commercio ma il mezzo di trasporto chi lo compra? I luoghi dove abitiamo e operiamo non hanno strade carrabili. Il camioncino va lavato e posteggiato. Dove mettiamo le cassette del pesce avanzato? Ci vorrà un frigorifero. Per il mio socio sono problemi secondari, nemmeno se li pone: «Per guadagnare molto, bisogna operare in grande.» Gli chiedo quanto è disposto a investire nella nuova impresa. «Niente! — risponde — ma possiamo fare come l’altra volta, tu anticipi i soldi ed io un poco alla volta ti rimborso la metà.» In queste sei settimane non ci siamo messi ancora alla pari con le spese che ho anticipato io. Se la moglie lo tiranneggia sono affari suoi. Capita la mia resistenza, Mariangela diventa insofferente, per una miseria non crede valga neppure la pena alzarsi tanto presto la mattina. Quando il marito le porta il pesce avanzato, lo regala via, lei il pesce l’ha sempre odiato, cucinarlo fa puzza. Dopo qualche giorno di questo accanimento, facciamo i conti del dare e dell’avere e pareggiamo la differenza. Francesco vuole la zona di Molassana, che ritiene migliore. Quella di Staglieno la batteremo a visite alternate. La terza è mia. La bilancia me la tengo senza chiedere niente per l’uso che ne abbiamo fatto insieme. Le scatole sono due, una per lui e una per me. E così finisce il sodalizio con Francesco.
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