Umberto Lavezzari

Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Parigi, frequentare i pittori esistenzialisti, sentire cantare Juliet Greco, fare il bohémien . Ma c’è di mezzo una figlia. Ammesso che io sia il suo uomo ideale, la giornata passata in officina ricreerebbe a Parigi la stessa situazione di crisi. Sarei io a tornare a casa la sera sfinito dalla fatica e a ritrovarmi becco. Ed io che volevo diventare un proletario modello. Appena metto il piede fuori dal seminato, il mondo mi casca addosso. Per essere un vero proletario, l’impegno morale deve essere costante, forte negli ideali, come fanno le api operaie per legge di natura, che lavorano senza mai stancarsi di farlo, senza sognare di abbandonare il branco per diventare regine. Smetto di pensare alle grandi avventure e con la mia cliente decideremo di volta in volta. Ma poiché è improbabile che succeda nella vita quello che sogniamo, quando ritorno trepidante da lei, la vedo vestita elegante in compagnia del marito che la sta criticando per le scarpe con il tacco a spillo che si piantano tra i ciottoli della mulattiera. Guardo i piedini calzati con eleganza, le caviglie più belle del mondo e quel tanto delle gambe meravigliose che lascia intendere il vestito. Non è solo una venere perfetta, ha anche stile e appare sprecata in questo borgo sperduto. Possibile che quel babbeo del marito non se ne accorga? «Per oggi niente pesce, sarà per un’altra volta» — dice lei e lui aggiunge: «Oggi il pesce lo mangeremo in trattoria!» Non mi resta che sgomberare la scena, geloso di lei e furibondo con lui. E così sfuma il mio idillio e rientro in me stesso. Poco dopo, inoltre, ritorna in zona il vecchio pescivendolo e la gente adesso compra da lui. Arrivo in piazza con ancora oltre metà del pesce e sono disperato. La titolare del negozio di generi alimentari si offre di comprare tutto quello rimasto al prezzo scontato che detta lei. I soldi mi servono per rifornirmi domani e accetto. Non lo avessi mai fatto! La scellerata si vanta con le clienti di quanto poco le sono costate le mie acciughe, la notizia si sparge, e quando ritorno vengo incolpato di vendere la merce a prezzo troppo alto. Sono un ingenuo, i pesci tanto valeva darli ai gatti. Però mi prendo la rivincita: la volta dopo vado al mercato prestissimo la mattina, compro del bel pesce a buon prezzo e prima che arrivi in piazza l’altro pescivendolo lo vendo a prezzo stracciato in meno di un’ora. Ci ho rimesso il mio tempo e non ho guadagnato niente, ma immagino la faccia della mia truffatrice. Me ne vado per la via dei monti. Non avrò la soddisfazione di vederla.

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