Umberto Lavezzari
Umberto Lavezzari — La mia Liguria: 1930-1958 Il giorno dopo decido di cambiare anch’io, ma è contro la regola e mi guadagno un rimprovero di Marguerite, la capomensa dal fisico robusto e l’aspetto campagnolo svizzero-tedesco, che parla tedesco e francese, ma non italiano. Attorniata da uno stuolo di ragazze ai suoi ordini è lei che dirige tutti i servizi ausiliari della ditta. A titolo personale dirige anche il commercio del vino alla mensa, economizza sulla spesa degli alimentari e raccoglie in una sola pentola gli avanzi. Ha inoltre l’appalto della pulizia delle baracche, del lavaggio delle lenzuola e tiene l’inventario delle masserizie in dotazione ai dipendenti che vivono all’esterno in alloggi affittati presso privati. L’incidente con Marguerite è servito a conoscerci, mi scuso e scopro che sotto l’apparenza severa sa essere comprensiva. Il regolamento in ditta vuole che al nuovo operaio venga pagato il primo giorno a titolo di benvenuto. Ma su questo c’è confusione tra gli operai. Qualcuno dice che lavorare è facoltativo: se lavori prendi la giornata doppia, se non lavori la prendi semplice. Qualcun altro dice che non conviene lavorare, se lo fanno tutti si dimostra che il riposo è superfluo e la ditta potrebbe abolirlo. Dal canto mio, per l’ansia di cominciare e perché sono spaesato ma non stanco, dopo mezzogiorno vado in officina. Il capo reparto, Schultz, è di lingua tedesca e parla il francese, ma non l’italiano, mi dà da spianare venti flange grandi come un disco del grammofono tagliate con l’ossigeno da una lamiera spessa almeno otto millimetri, mi spiega tutto in francese e mi dà la carta del cottimo da timbrare. « Ça va? » « Oui, oui! » La carta dell’ accord prevede venti minuti per flangia. Appena Schultz si allontana si avvicina Benetutti, il pittore di Reggio Emilia addetto alla verniciatura e mi dice: «Venti minuti per venti flange sono quattrocento minuti, cioè sei ore e quaranta minuti. Se ce ne metti di meno, per una volta ti pagheranno tutto, ma la volta dopo avrai il tempo tagliato. Se invece sei lento, ti pagheranno ugualmente le ore impiegate, ma ti faranno lavorare da manovale a ripulire le scorie dei pezzi fusi in fonderia.» Va bene, ho capito, mi sistemo vicino alla piattina e batto le flange sul margine dove è passata la fiamma ossidrica, il metallo si distende e presto la flangia è piana e rigida come un fuso. In poco più di un’ora ho spianato tutte le flange. Non voglio rovinare il prezzo, non chiudo subito la carta, la tolgo dalla cartelliera e la metto nel mio cassetto degli attrezzi. Consegno le flange al controllo e vado da Schultz a chiedere un altro lavoro.
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